06 maggio 2016
L'ibrido cinese corre sui binari
Il progresso dei sistemi ibridi è innegabile e si estende sempre più... anche al di fuori del mondo dell'automobile. Dopo l'esordio del concetto in Germania un paio d'anni fa, viene infatti dalla Cina la notizia di un treno realizzato con gruppo motore ibrido: la Changchun Railway Sevices Co inizierà i test del convoglio il prossimo mese su linee di lunghezza attorno a 100 km e percorsi entro l'ora, ambito preferenziale per ottenere il massimo dalla soluzione. I treni, carenati e profilati aerodinamicamente, sono dotati tanto di pantografo per attingere energia dalla rete quanto di accumulatori e gruppi a combustione, in modo da poter affrontare anche le linee secondarie non attrezzate ma anche per l'ingresso in zone ad alto inquinamento non servite dalla rete elettrica sfruttando le batterie per non peggiorare lo statu quo. Realizzati per operare a velocità tra 120 e 160 km/h, i treni ibridi cinesi sono molto avanzati e guardano anche alla domanda estera, dato che la loro struttura li rende particolarmente adatti a zone a veloce urbanizzazione che richiedano una altrettanto veloce implementazione dei servizi pubblici prima che le strutture di elettrificazione, tipicamente assai più lente a seguire, vengano installate. Condizioni certo non europee ma che in altri continenti si verificano spesso.
TVR mantiene le promesse
TVR. Un nome mitico per gli appassionati, creatore di auto cattive e impegnative come poche, ma altrettanto affascinanti proprio per l'assenza di controlli elettronici e per una struttura costruttiva molto pistaiola. Certo, facilmente devastate dalla ruggine, sotto la bella apparenza dei pannelli in resina, ma uniche nel panorama del mercato. Quello di allora però, di prima del 2006, data della chiusura. Dopo molte vicissitudini russofone il passaggio nel 2013 alla nuova proprietà e nel 2015 la promessa di una rinascita entro due anni. Beh, per una volta gli inglesi sono stati di parola, poiché è comparso un teaser (che si aggiunge al precedente) della nuova auto, che si chiamerà Griffith (come il modello degli anni '60) e pare debutti al London Motor Show di questa settimana. La Griffith, che sarà sul mercato dal 2017, rispetta anche le anticipazioni tecniche: motore V8 di 5 litri di provenienza Ford (Mustang) rivisto da Cosworth e costruzione della scocca in carbonio con il sistema iStream ideato da Gordon Murray, bruciando di fatto con questa primizia la Yamaha, coinvolta con il costruttore per il possibile allargamento produttivo alle quattro ruote. Trattandosi di britannici, noti per la loro attenzione al lato economico, non meraviglia che da due anni TVR chieda un deposito agli appassionati per assicurarsi una delle nuove Griffith ed è proprio per non esasperare le attese di questi ultimi (circa 350, pare) che la vettura farà passerella allo Show. La produzione, che si è spostata da Blackpool un po' più a sud, in Galles, è perciò assicurata fino al 2018 e per il 2022 è previsto un totale annuo di 2.000 vetture. Una volta i motori, 6L e V8 (ad albero piatto), alla TVR li costruivano in Casa. Speriamo che anche queste unità di provenienza yankee siano all'altezza.
03 maggio 2016
Si scrive Avante, si legge Elantra
Hyundai ha fatto debuttare sul mercato interno la Avante Sport, che all'estero sarà la nuova Elantra Sport. L'attributo fa riscontro alla dotazione del motore turbo a iniezione diretta della Veloster Turbo, l'1.6 a quattro cilindri, capace di 204 CV e 265 Nm, che accoppiato al cambio manuale a 6 marce di serie o al doppia frizione a 7 in opzione permette alla vettura uno 0-100 in 8 secondi e dà alla vettura la brillantezza che sinora le mancava, look a parte. La linea della vettura è stata rivista in chiave sportiva, con un frontale più aggressivo dotato di luci diurne a led e quattro terminali di scarico. L'interno è stato ridisegnato in chiave sportiva, con sedili bicolori avvolgenti; l'allestimento dinamico prevede invece cerchi da 18 pollici con pneumatici 225/40 e sospensioni posteriori multilink al posto di quelle semplificate delle altre versioni. Dovrebbe debuttare anche fuori dalla Corea a breve.
L'ibrido inglese riparte dal delivery
Sappiamo che la Gran Bretagna è un mondo a parte nel consesso europeo; quantomeno di ciò sono convinti i britannici, che a giugno potrebbero anche decidere di mollare il colpo della UE per rimanere splendidamente (ma anche drammaticamente in senso economico) isolati. Anyway, le loro scelte vanno spesso controcorrente o forse anticipano soltanto quello che altri decideranno di adottare molti anni dopo. E' il caso del delivery ecosostenibile, storicamente in uso a Londra con i furgoni elettrici del latte dall'inizio del secolo scorso. Forti della lungimiranza di questa visione, dunque, ecco ora i furgoni T-001, elettrici extended range, prodotti dalla Emerald Automotive di Coventry a sua volta posseduta dalla cinese Geely, che controlla già Volvo e London Taxi International. Nessuna meraviglia quindi che una versione del furgone, la TX5, sia pronta sfidare la concorrente Frazer-Nash per aggiudicarsi una consistente fetta del ricco mercato delle autopubbliche londinesi, con la benedizione del governo Cameron, che ha presentato la TX5 personalmente al leader cinese Xi Jinping in visita nel Paese. I furgoni puramente elettrici sono stati da tempo scartati dalle grandi industrie del settore a causa del peso eccessivi delle batterie, che penalizza prestazioni e abitabilità; il furgone T-001 ha quindi un range elettrico di poco più di 100 km, che salgono però a 550 impiegando il 4 cilindri Diesel che funge da generatore. La coppia di spunto è di ben 599 Nm, che consentono uno 0-96 km/h (60 mph) in 8,5 secondi: La batteria ha una capacità di 25 kWh ed è collocata sotto il pianale in posizione posteriore, mentre il motore a combustione è posto anteriormente. Beh, il look non è certo da sballo, ma in fin dei conti 'sto T-001 deve solo portare in giro roba o gente per lavoro, mica fare le passerelle, no?
Alleanza Mercedes-Nissan per i nuovi GLT
L'alleanza Mercedes-Renault fa un altro passo avanti, questa volta per mezzo della controllata Nissan. Il marchio della stella ha deciso infatti di debuttare con i GLT (o forse Classe X), pickup midsize, un segmento che sinora aveva (inspiegabilmente) tralasciato e lasciato quindi alla concorrenza dei vari attori principali: Ford Ranger, Toyota Hilux e VW Amarok, che fanno grandi guadagni, particolarmente sul mercato Usa. E proprio per colmare il ritardo e ridurre costi e tempi di realizzo il progetto parte da una base affidabile e consolidata come il Nissan NP300 Navara, costruito negli stabilimenti spagnoli di Barcellona ma anche in continente americano nell'impianto argentino di Cordoba. I prototipi sono già in circolazione e il lancio è previsto per il 2017; per dare però a mezzi di questo genere l'affidabilità che gli yankee si aspettano da un heavy duty, i motori sono tutti della genia della stella, sia turbodiesel, sia a benzina, mentre gli interni sono stati completamente ridisegnati in stile MB per dare anche a un truck l'impronta lussuosa caratteristica del marchio.
02 maggio 2016
Più km con la i3
Oggi andiamo di marchi cadetti dell'elica azzurra, quelli che producono auto tradizionali (vedi sotto) e quelli new age. La BMW i3 da luglio prevede un upgrading degli accumulatori al litio, con l'aumento da 160 a 315 km dell'autonomia, applicabile (pagando) anche ai modelli già in circolazione. Le nuove batterie Samsung da 33 kWh, che sostituiscono le attuali da 25 kWh, potranno essere installate anche sulle versioni dotate di range extender, portando così il chilometraggio complessivo a 444 km con i 9 litri di benzina del piccolo serbatoio. Presa da un impeto di sincerità, però, BMW ha dichiarato che l'autonomia reale, quella cioè di cui si dispone se si accende il condizionatore e si usa l'auto come persone normali e non affette da ritardo di acquisizione sensoriale, scende in modalità puramente elettrica a un filo più di 200 km; come con le auto a metano, insomma. Ora, considerato che lo stress temporale per ricaricare l'auto è di 10 ore con la rete domestica (invariato rispetto a prima), che l'autonomia è quel che è e che trovare per strada una colonnina non è proprio la cosa più facile del mondo, quantomeno nel sud Europa, eccettuate le ragioni d'uso di tipo snobistico o promozionale mi sembra che l'impiego di una i3 richieda ancora uno spirito, diciamo pionieristico. Ah, ma dimenticavo. I tempi si possono drasticamente ridurre acquistando lo speciale caricatore da 11 kW a soli 45 minuti, una pausa pranzo, insomma. Peccato che in Italia al di sopra di 5,5 kWh si passa ai contratti di fornitura industriale e che sempre da noi più consumi più paghi. Pionieri, ma anche con un bel portafoglio, quindi.
Capelli all'aria, ventre a terra
Il tempo non è proprio quello che ci si aspetterebbe a maggio, ma se anche non la guidi a cielo aperto puoi comunque goderti il suo 2 litri Twin Power, cattivo come sempre. Parlo della nuova edizione della MINI John Cooper Works Cabrio, la più arrabbiata delle compatte apribili del marchio. Un'auto che sin dal suo esordio colpiva per la rapidità di reazione e la brillantezza del propulsore e che in questa versione eroga ora 231 CV da 5.200 a 6.000 giri con coppia massima di 320 Nm da 1.250 a 4.800. Sufficienti per sparare la Cooper da 0 a 100 in 6,6 secondi con il cambio manuale a sei marce di serie e in 6,5 con lo Steptronic automatico e per superare i 240 orari. 18 secondi per aprire o chiudere elettricamente (novità) il soft top sino a 30 kmh e tanta elettronica per mettere a terra con le anteriori tutta la coppia del propulsore, mentre dietro ci sono da godersi gli scoppiettii dello scarico in scalata. Il bagagliaio è cresciuto a 215 litri, 160 con la capote aperta; pochini, ma quest'auto non è per la famiglia, lo sapete vero?
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