26 aprile 2016
In arrivo le Cayman a 4 cilindri
Da anni Porsche ci ha abituato alla regolarità del suo calendario di presentazione modelli. Così il debutto della nuova 718 Cayman con il 4 cilindri boxer della 718 Boxster, a completare la gamma cadetta del brand, è una ormai una consuetudine. I propulsori sono quindi gli stessi della spider e le potenze, per la prima volta, identiche: 300 CV per il due litri e 350 per il 2.5, con coppie rispettivamente di 380 Nm da 1.950 a 4.500 giri e 420 Nm tra 1.900 e 4.500. Le due auto vanno da 0 a 100 in 4,7 e 4,2 secondi e hanno una Vmax di 275 e 285 km/h. Il consueto bagaglio tecnologico delle Porsche fa da contorno alle nuove vetture che, disponibili dalla fine di settembre costeranno 54.139 e 67.102 euro, al lordo di di congrui aumenti scegliendo i costosi optional.
22 aprile 2016
Con la F1 alla Gumball
Sta per partire la Gumball 2016, fenice della Cannonball e competizione un po' fuori dagli schemi che si sposta in vari continenti anno dopo dopo anno. Questa volta parte il 30 aprile da Dublino, Irlanda e arriva a il 6 maggio a Bucarest, Romania; come al solito è ammesso di tutto, ma in questa edizione la società internazionale di scommesse Betsafe ha voluto davvero fare il botto, iscrivendo addirittura una F1 alla gara. Si tratta di un'auto che incredibilmente è omologata per l'uso stradale (certe cose succedono o solo in UK) che pesa 635 kg, ha un V8 Ferrari, il Kers 2009 e un cambio da corsa. Fa lo 0-100 in circa 2 secondi e per guidarla forse è stato ingaggiato un pilota del circus (ancora mistero sul nome). Non Hamilton, comunque, perché lui gareggerà con una Koenigsegg Agera R. Il video è stato girato durante una sgroppata per le strade di Manchester
Il bello di essere yankee
C'è consumatore e consumatore, particolarmente se facciamo paragoni di qua e di là dell'Atlantico. Da un lato gli Europei, massa alquanto eterogenea (che che i tedeschi vorrebbero ulteriormente sezionare in serie A e B, vedi le ultime dichiarazioni di Draghi), dall'altro gli americani, che pur altrettanto disomogenei quanto a diritti e tenore di vita, quando vengono presi in massa usufruiscono automaticamente del loro status civico e vengono subito trattati con i guanti. Esempi? Da riempirci un'enciclopedia, ma tra i più eclatanti l'ultimo default dell'Argentina, con i risparmiatori Usa risarciti e quelli italiani presi a pedate (l'FMI funziona a senso unico in questi casi) e oggi lo scandalo Volkswagen. A seguito dell'accordo raggiunto tra la Casa tedesca e il governo americano, infatti, tutti i clienti coinvolti nella faccenda (ergo i possessori di auto VW Diesel che vanno benissimo, non hanno alcun problema, ma emettono solo più NOx del dovuto) saranno risarciti con un assegno di 5.000 $ e avranno la loro vettura ritarata gratis oppure la possibilità che venga riacquistata a una prezzo (diciamo ) ragionevole. Mica male come accordo, Dalle nostra parti se una banca fallisce salvano lei ma paghi tu, non se mi spiego. Differenze eclatanti, cittadini considerati tali a tutti gli effetti da una parte e sudditi dall'altra. Ma questo lo sapevamo già. I nostri marò sono tenuti in ostaggio da oltre 2 anni senza un processo, mentre il pilota autore della strage della funivia del Cermis (compiuta per bullismo aeronautico) vive libero e felice a casa sua. Ma lui era americano.
21 aprile 2016
Anche Mitsu fa i trucchetti
Forse le regole imposte sono troppo difficili da rispettare o più probabilmente l'attenzione al portafoglio affligge ogni omologazione. Così l'elenco degli scandali riguardanti le Case automobilistiche si allarga, con l'ingresso della Mitsubishi, che ieri ha ammesso di aver "truccato" i dati di consumo ed emissione delle sue K car sul mercato giapponese, le piccole che a Tokyo si possono acquistare anche senza possedere un box. L'azienda ha assicurato che le falsificazioni riguardano soltanto il mercato interno; ci crediamo? Cerrto, come no. In ogni caso, qui il trucchetto è stato ben più terra terra del complesso software utilizzato da VW per dribblare i test sull'NOx: sulle vetture in esame erano stati semplicemente super-gonfiati gli pneumatici, riducendo così l'area d'impronta e l'attrito di rotolamento. Sembra un truffa da bambini, ma il mercato ha reagito piuttosto male, con l'immediato calo del 15% delle quotazioni azionarie del gruppo, il sesto del Giappone per produzione. La Mitsubishi ha immediatamente bloccato le vendite dei modelli incriminati, ma lo scandalo riguarda circa 160.000 tra eK Wagon, eK Space e molte di più, oltre 460.000, Nissan Dayz e Roox tallboy, costruite, appunto per conto della concorrente. L'ammissione di colpa da parte del presidente Tetsuro Aikawa, in puro stile Winterkorn, è stata completa: in una conferenza stampa ha dichiarato infatti che le falsificazioni sono state intenzionali e dirette a migliorare falsamente la resa chilometrica, ma che lui ne era all'oscuro e in ogni caso è ancora in fase di investigazione il perché della scelta. Nei prossimi giorni vedremo se l'indagine si allargherà o meno.
Un sei in linea sulle nuove indo-british
Si dice la tecnologia segua scelte razionali, fissate da logica e convenienza. Di qui le riduzioni di cubatura e numero di cilindri nelle nuove unità motrici di quasi tutti i costruttori, con il contraltare del possibile calo di appeal dei prodotti (vedi il caso di Porsche con la 718 a 4 cilindri), poiché notoriamente la passione non è altrettanto teutone. La valutazione sulla scelta del gruppo Jaguar-Land Rover di mettere in produzione un nuovo motore a 6 cilindri in linea, quindi, potrebbe apparire controcorrente, specie se valutata dopo il lancio della serie dei 4 cilindri Ingenium con la gamma XE. Ma la scelta è invece assai logica, in prospettiva. Il gruppo attualmente impiega infatti un V6 di provenienza Ford, datato quanto a struttura e pesi, ma soprattutto non modulare. Seguendo l'esempio di BMW con i suoi propulsori, infatti, l'intento è di realizzare una famiglia di motori con le stesse misure di alesaggio e corsa a 3 e 6 cilindri, la cui cilindrata sarebbe quindi di 1,5 e 3 litri. Il progetto dovrebbe debuttare nel 2017 con il tremila e prevede la realizzazione di unità a benzina e Diesel con lo stesso basamento, i primi aspirati e turbo con potenze da 270 a 500 CV, i secondi tutti turbo; la vettura scelta per la premiére è la nuova Discovery. I propulsori sono inoltre progettati per adattarsi a ogni tipo di trazione, con montaggio longitudinale o trasversale, semplificando così lo sviluppo delle prossime piattaforme. Altra nota positiva, il nuovo motore non manderà in pensione il V8 di 5 litri, che rimarrà ad equipaggiare i top di gamma. Piccola considerazione a lato: sui 6 in linea ci sono corsi e ricorsi. Ricorderete che Mercedes li adottava fino a non molto tempo fa, per poi passare ai V6, più corti, per ragioni (dicono) di crash test. Ora anche MB pianifica il ritorno al motore equilibrato per antonomasia, per imboccare la strada modulare che BMW segue già. Audi invece insiste con le V, per ora. Anche la razionalità, quindi, non è univoca.
20 aprile 2016
Tesla spinge sull'Autopilot
Della guida autonoma si discute da tempo; c'è chi l'attende con ansia, chi la vede come la nemesi dell'automobile (io), ma di sicuro in qualche modo nel futuro dovremo conviverci, quantromeno nelle aree ricche e sviluppate del pianeta. In crisi di argomentazioni "dinamiche" le Case si sono infatti buttate sull'argomento con tutta la veemenza di cui il marketing è capace e si tratta di vedere chi fa il primo passo, chi si muove con decisione per fare proseliti e affermare la soluzione. E chi meglio di Elon Musk potrebbe ergersi a baluardo di questa rivoluzione? Così Tesla offre un mese di prova gratis del suo Autopilot ai possessori di Model X e Model S, un assaggio del software che può poi essere acquistato a 3.000 dollari. Il tycoon sudafricano-canadese-americano è talmente convinto della bontà della soluzione che se comprate una Tesla e non volete Autopilot invece di avere uno sconto dovete sborsare 500 dollari in più; un modo piuttosto autoritario di imporre la soluzione. Ora, il sistema in questione non è nulla più di quelli sviluppati da BMW, Mercedes, Infiniti e altri e si basa sull'uso di telecamere, radar e sensori a ultrasuoni per consentire in determinate condizioni di staccare le mani dal volante. Ma non è capace di leggere i semafori e richiede quindi sempre una condizione di attenzione alla guida (e meno male). Il fatto è che per quanto un sistema possa essere avanzato non potrà mai prendere decisioni al posto del guidatore in situazioni critiche; vedi il campo aeronautico, dove pur a fronte di costosissimi sistemi di avionica un pilota è sempre necessario. Se aggiungiamo che i fatalisti guidatori del terzo millennio hanno una tendenza intrinseca alla distrazione e a considerarsi gli unici aventi diritti sulla strada, prevedo da un lato incidenti a manetta e dall'altro un intasamento di cause legali per la determinazione dei responsabili. Ma forse sono solo pessimista.
19 aprile 2016
Niente wagon, siamo inglesi
La Jaguar ha chiuso con le station wagon. Secondo le dichiarazioni di Ian Callum responsabile del design del brand indo-britannico, non ci sarà un seguito alla XF Sportbrake della passata generazione e in nessuna serie sarà prevista una famigliare. Il mercato di queste auto sta infatti diminuendo sempre più a favore di Suv e monovolume in genere anche nella vecchia Europa, che pure era rimasta l'unica a garantire un minimo di vendite per questa soluzione stilistica, ma con una concentrazione limitata alle aree centrali e nordiche. Negli Usa non se ne vendono praticamente più e nelle aree economicamente emergenti, sinora mercato elettivo per berline piuttosto classiche, il contagio delle crossover è sempre più massivo. Insomma Jaguar non può più permettersi di tenere in produzione una vettura per pochi pezzi; c'è da attendersi quindi una versione di minori dimensioni della F-Pace per colmare il vuoto produttivo lasciato dalla station.
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