29 gennaio 2016

Back from Texas



La DeLorean è una tipica auto mito, diventata tale, però, non tanto per le prestazioni quanto per la comparsa nel film "Back to the future" di Zemeckis. La DMC-12, sigla poco nota dell'unico modello mai prodotto in piccola serie (interrotta dall'arresto per droga di De Lorean nel 1982, accusa dalla quale venne poi scagionato), era comunque un'auto innovativa e interessante, con la scocca in acciaio inox il cui progetto era stato rivisto da Colin Chapman ma un motore PRV (Peugeot, Renault, Volvo) un po' deprimente quanto a prestazioni. Roba da collezionisti? Non solo, alla luce della notizia che lo stesso De Lorean produrrà una serie di circa 300 DMC-12 con i pezzi acquistati sul mercato dei ricambi negli States in un piccolo sito produttivo allocato in Texas. Freni ed elettronica saranno oggetto di un upgrading che li rende adatti alla circolazione odierna, mentre per ciò che attiene alla parte meccanica è possibile l'installazione di un nuovo motore (probabilmente ancora V6) decisamente più potente, tra 300 e 400 cavalli. Tutto il deal può avvenire grazie a una modifica recente nella legge Usa sulle piccole produzioni, che consente di evitare la lunghissima serie di test necessari alla omologazione di un veicolo progettato ai giorni nostri. Quindi, fanatici della DeLorean restate sul pezzo: 300 auto vanno via in un attimo.

This is the end...



La Defender, la Land Rover, come una volta si chiamava solo l'auto e non il marchio, ha terminato la sua lunghissima stagione produttiva. Una carriera decisamente internazionale e durata 68 anni, che ha visto la vettura sugli scenari più disparati e costruirsi mano a mano una reputazione basata non proprio sulla solidità a tutta prova ma piuttosto su versatilità, disponibilità di ricambi e accessori e grande diffusione. Tutti la conoscono, nella sua proteiforme evoluzione che ha mantenuto la grande riconoscibilità, e moltissimi sono saliti a bordo un volta o l'altra, nelle occasioni più disparate. Insieme al Maggiolino e alla 2 CV un'icona del dopoguerra, ma con il merito aggiuntivo di aver sdoganato le fuoristrada anche per l'uso quotidiano e in un certo senso aver indicato la strada a tutte le crossover che attualmente saturano il mercato. La sostituta, di cui si parla da tempo, non arriverà prima del 2018 e sarà impostata a grandi economicità d'uso e di produzione.

Upgrading per la Huayra



Prestazioni e potenza delle diverse ipercar continuano a crescere, risvolto di marketing techno per piccoli (ma assai ricchi) costruttori impegnati a spartirsi una nicchia di mercato che (complice la crisi del petrolio) diventa sempre più piccola. Così anche i dati tecnici e prestazionali di una Pagani Huayra nell'ottica odierna sono diventati "normali" e per mantenere il punto occorre un upgrading. Che arriverà a Ginevra con la Huayra BC, che dovrebbe superare di parecchio i 730 CV e 1.000 Nm della versione normale. Modifiche anche alla curatissima aerodinamica della vettura, con spoiler, diffusori e profilature adattate alle maggiori performance. Si tratterà comunque di una stradale e non di un'auto da pista come la Zonda R. Per inciso, ritengo difficile la sigla abbia riferimenti alla comune datazione storica oppure alle strisce di Johnny Hart.

28 gennaio 2016

Nasce elettrica la nuova Mehari









Sono certo che più o meno tutti possano pensare a un'auto che hanno sempre voluto ma mai posseduto; parlo di vetture "potabili" e non di dream car, intendiamoci. Beh per me il concetto è espresso pienamente dalla Citroën Mehari, la buggy all'europea. Quando facevo l'università ne avrei voluta una per farci le vacanze e viverla come un giocattolo da grandi, ma dommage, per molteplici ragioni non ce l'ho fatta. Logico dunque che la notizia di Citroën che ripresenta una Mehari a Rétromobile (che si svolge a Parigi dal prossimo 3 febbraio), la EMehari, elettrica, come suggerisce il nome, abbia per me grande interesse. La struttura dev'essere più complessa per ottemperare ai vari test di sicurezza (offset, pedoni etc.) ma lo spirito è ancora lo stesso: interni a prova d'acqua, carrozzeria in materiale plastico, 4 posti e aria aperta a volontà. Il motore e gli accumulatori vengono dalla Bolloré e attendo maggiori notizie sulle caratteristiche; comunque sarà in vendita a primavera. Bisognerà vedere se la scelta della propulsione elettrica consentirà all'auto la versatilità dell'antenata (chissà se si può fare una corsa sulla spiaggia) che era il suo atout principale, ma questa potrebbe essere la volta buona. Per me intendo.

DB11 in passerella a Ginevra



Ancora Ginevra. Ora tocca alla Aston Martin, che porterà su quel palcoscenico la DB11, della quale sono comparse le prime foto sul sito olandese autojunk.nl. Saltata dunque la DB10, che vista l'esigua produzione ha guidato in pratica solo James Bond, la nuova vettura mostra di riprenderne le linee eleganti e slanciate, che coprono una nuova piattaforma sviluppata per ospitare tanto un V12 biturbo da 5.2 litri quanto il  V8 di 4 litri, sempre biturbo, di provenienza AMG. A breve notizie più precise.

27 gennaio 2016

Borwgward raddoppia a Ginevra







All'ultimo salone di Francoforte, denso di novità, c'era anche la rinata Borgward, marchio che gli anni '50 produceva la Isabella e ora, sotto l'egida di un capitale cinese, rientra sul mercato (tra poco, dicono) con la BX 7, Suv dalla linea un po' Porsche (dietro e di fianco) e un po' Buick (davanti, e questo non va bene perché Buick e Lincoln sono decisamente bolse e deprimenti come modello stilistico). Bene, per Ginevra sembra che il brand abbia intenzione di raddoppiare con un'altra Suv, oppure con una versione plug-in della BX 7. Non state nella pelle? Vi capisco, ma pensate che i vertici del marchio hanno pianificato una produzione dalle 500.000 unità in su, la maggior parte delle quali vendute in Cina. Paese che però ultimamente vede un po' in flessione il segmento delle luxury di provincia, quello elettivo della BX7. Speranze che prima o poi il marchio torni a progettare auto creative come la Goliath sports coupé del '51, con un due tempi a iniezione diretta di 845 cm3 da 36 CV, poche.

Debuttano le 718 con il 4 cilindri





E dopo le anticipazioni, eccole dal vero. Sono le 718 Boxster e 718 Boxster S di Porsche, le prime 4 cilindri del nuovo millennio prodotte dalla Casa di Zuffenhausen. Riuscirà l'aumento di potenza di 35 cavalli a superare "lo scorno" di un 4 cilindri contrapposti, pur turbo, su una Porsche dell'ultima generazione? Tutto da vedere, ma sulla carta dati tecnici e potenza hanno fatto un netto salto in avanti. 300 CV e 380 Nm tra 1.950 e 4.500 giri per la "normale" con il motore di 2 litri, 350 CV e 420 Nm tra 1.900 e 4.500 giri per il 2.5 della S; sono valori notevoli in assoluto che consentono alle doppietta di stare ampiamente sotto i 5 secondi sullo 0-100: rispettivamente 4,7 e 4,2 secondi con il pacchetto Sport Chrono con V max di 275 e 285 km/h. Disponibile il trasferimento della più recente tecnologia Porsche sui nuovi modelli: dalle sospensioni attive al cambio a doppia frizione PDK, dall'infotainment ai fari bixeno. Sulla S, inoltre, il turbocompressore è del tipo a geometria variabile, soluzione comune sui motori Diesel ma finora riservata "in Casa" solo alla 911 Turbo e che richiede materiali costosi data l'alta temperatura di lavoro della turbina; la progressività della spinta migliora così notevolmente, avvicinando l'erogazione del 4 a quella più rotonda di un 6. Sul mercato dalla fine di aprile a 56.213 e 69.176 euro. Ah, se vi interessa, grazie al 4 i consumi sono scesi.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...