Videoteaser Opel per la nuova GT, presentanda a Ginevra. L'ultima auto del gruppo con questa sigla fu giubilata dalla bancarotta GM, questa speriamo abbia migliori chances. La concept che sarà esposta dovrebbe avere parecchio in comune con la recentissima Buick Avista vista (ehehe) al Naias di Detroit, ma in questo caso invece della trazione posteriore adottata dal brand Usa l'impiego della piattaforma D2XX destinata alle compact implicherebbe la trazione anteriore. Sul motore buio, non è detto quindi venga adottato lo stesso V6 di tre litri da 400 CV della sorella a stelle e strisce. La settimana prossima ci promettono altre news.
16 gennaio 2016
Una nuova GT da Opel
Videoteaser Opel per la nuova GT, presentanda a Ginevra. L'ultima auto del gruppo con questa sigla fu giubilata dalla bancarotta GM, questa speriamo abbia migliori chances. La concept che sarà esposta dovrebbe avere parecchio in comune con la recentissima Buick Avista vista (ehehe) al Naias di Detroit, ma in questo caso invece della trazione posteriore adottata dal brand Usa l'impiego della piattaforma D2XX destinata alle compact implicherebbe la trazione anteriore. Sul motore buio, non è detto quindi venga adottato lo stesso V6 di tre litri da 400 CV della sorella a stelle e strisce. La settimana prossima ci promettono altre news.
15 gennaio 2016
Subaru Outback, l'auto totale
La specializzazione è assieme giubilo e croce del nostro tempo. Grazie a essa abbiamo creato team capaci di dare grandi risposte ai bisogni contingenti, ma forse ora ci siamo spinti un po' troppo in là, seguendo i dettami del marketing. Tradotto in campo automobilistico, il concetto porta a vetture estremamente settoriali: per lo sport, il divertimento, la città, il trasporto. Peccato che difficilmente ci si possa permettere un parco auto così vasto. Tornando (senza presunzione, per carità) a un concetto più leonardesco dell'ingegneria, però, si può ancora cercare l'auto totale, quella che va bene per fare ogni cosa e che le cose le fa tutte bene. Beh, la Subaru Outback è esattamente questo, una vettura completa, capace di darti molto in molteplici ambiti. E' grande, capace, versatile, ha l'immancabile trazione integrale, va dappertutto, anche in off road. Se ne hai una non senti il bisogno di qualcos'altro, certo sempre che non tu non ci voglia andare in pista e allora una STI sarebbe meglio.
La linea non è da urlo ma, specie con quel frontale rivisto, dà l'impressione di solidità e in definitiva è piacevole. La Outback è un'auto grande (lunga 4,815 m e larga 1,84) ma soprattutto più alta delle normali station, 1,605 m, (grazie anche alle ruote da 18 pollici) ma non come una Suv e dal posto di guida hai comunque un'ottima visuale, appena leggermente al di sopra degli altri, quel tanto che basta. Protezioni inferiori, altezza da terra di 200 mm, minigonne e spoiler contribuiscono a quel design un po' off road che trovo attraente; insomma un'auto tosta che ha il suo perché.
Dentro si sta comodi, tanto spazio e accesso facile grazie alle grandi portiere dal notevole angolo di apertura. Il portellone si apre elettricamente e dispone di un comando per limitarne la corsa se il box ha il soffitto troppo basso; il vano è grande (la capacità massima di carico dell'auto è di 1.848 litri) e regolare e dispone di ulteriori scomparti accessibili sollevando la protezione del pianale. Data la trazione integrale ha però una dimensione limitata in altezza fino al tendalino, limite superabile adottando una griglia oppure sfruttando la notevole larghezza per stivare al meglio il carico. Il divano è reclinabile nelle abituali proporzioni 60/40 (operazione facile grazie alle pratiche leve aggiuntive nel vano); manca però uno sportello di passaggio verso il bagagliaio, utile per esempio per trasportare sci. Globalmente non ci sono molti fronzoli, come d'abitudine nelle Subaru si bada al sodo, ma la qualità generale dei rivestimenti è buona così come la pelle dei sedili e l'illuminazione in blu notturna che rende l'abitacolo friendly. Il posto guida è ben realizzato ed ergonomicamente corretto, con il volante multifunzione sportivo di bella fattura e il sedile a regolazione elettrica. Tutti i comandi sono a portata di mano e la visibilità è ottima in ogni direzione; gli specchietti retrovisori riscaldabili si ripiegano elettricamente ma solo a contatto inserito e non automaticamente. Sulla plancia si trova lo schermo touch da 7 pollici del sistema di infotainment Starlink, che comprende anche il navigatore e i collegamenti bluetooth oltre a una telecamera posteriore ad ampio angolo assai utile nelle manovre viste le dimensioni.
La versione in prova è la Diesel, che monta l'ormai classico boxer da 1998 cm3 con potenza di 150 CV, erogati al regime assai basso di 3.600 giri, e coppia massima di 350 Nm da 1.600 a 2.800 giri. Il passaggio all'Euro 6 ha mantenuto inalterata una potenza non particolarmente elevata ma ben sfruttabile grazie alla coppia lineare e all'ottimo cambio a variazione continua Lineartronic, che consente la guida completamente automatica oppure quella con cambiate manuali tramite le levette al volante. In questo caso sono previste 7 posizioni del variatore che corrispondono ad altrettanti rapporti disponibili nella guida. Occorrerebbe però (per la guida sportiva) prevedere la possibilità di cambiare anche anche tramite il movimento della leva sulla consolle, perché visto il ridotto range utile del motore, in curva l'azionamento delle levette è spesso impossibile. Riprese e accelerazioni sono rapide anche se non fulminanti (l'auto sfiora comunque i 1.600 kg a vuoto) e il propulsore si rivela ancora del tutto adatto alla vettura consentendo pure una guida brillante. Lo sterzo è abbastanza duro e preciso per la bisogna; i freni potenti e ben dosabili. Molta della sicurezza che si prova alla guida della Outback è dovuta al consueto ottimo sistema di trazione integrale e alla ottimale ripartizione dei pesi, che rendono la vettura rapida negli inserimenti e piatta nelle percorrenze, doti ancora più apprezzabili su una quasi Suv che a vedersi si ipotizzerebbe avere un baricentro alto. Una delle prove della qualità della 4WD jap sta nella facilità con cui si può spingere l'auto, cosa non comune tra le integrali.
Sempre parlando di sicurezza, l'adozione del sistema EyeSight offre al guidatore un utile supporto tramite una coppia di telecamere situate nella parte superiore del parabrezza che monitorano lo spazio davanti all'auto. Ciò abilita tanto il cruise control adattivo (che cioè accelera o frena autonomamente in base alla velocità programmata e in relazione alle condizioni del traffico) quanto il controllo di corsia e l'utile (nelle code) Lead Vehicle Start Alert, che avvisa quando il veicolo davanti si muove. Il sistema prevede poi un anticollisione che avverte degli ostacoli e agisce su motore, freni e sterzo se il guidatore non fa nulla per evitare l'urto; insomma alla guida della Outback si è piuttosto cocooned, per dirla alla maniera Usa. Sempre parlando di dinamica di guida, alle già citate eccellenti doti dinamiche "naturali" dell'auto si aggiungono il controllo di stabilità e il torque vectoring, che consentono una guida veloce e agile ma intrinsecamente tranquilla anche in condizioni meteo difficili. Alla Outback ti abitui subito e soffri un po' quando ne scendi, proprio per questo connubio di ottime doti tecniche e di piacere di guida che non ti aspetteresti d'acchito da un macchinone di questo tipo, che spingendo il tasto X-Mode ti permette anche di affrontare il fuoristrada con un piglio da vera 4x4, portandoti dove vuoi fuori dall'asfalto, salitone e discese da brivido comprese. Miglioramenti? Beh, certo sono sempre possibili. Per esempio dare alla vettura un Diesel un po' più potente, magari da 200 CV, la renderebbe un vero incrociatore, un'auto da superiorità stradale con pochissime avversarie. Ma la Outback va bene anche così; in fondo è proprio questa la filosofia Subaru, che non tende mai a strafare.
14 gennaio 2016
Altre nuvole all'orizzonte
Come dicevo a settembre, una volta "saltato il tappo" c'è la concreta possibilità di una fatale espansione. Parlo dello scandalo VW sulle emissioni truccate e del suo ipotetico allargamento ad altri costruttori. La settimana scorsa agenti francesi della divisione antifrode hanno compiuto una serie di sequestri di pc di dirigenti in diversi siti produttivi del marchio; l'ipotesi è quella dell'esistenza di un software del tipo di quello utilizzato dalla Volkswagen per mascherare le emissioni di alcuni tipi di motore Diesel. La notizia viene dal sindacato interno Cgt e colpisce oltre che per l'importanza intrinseca anche perché riguarda un brand a partecipazione pubblica, tanto più nel frangente del ripensamento francese sulle "doti" dei motori a gasolio. Oltre che una indagine, quindi un segnale concreto che il governo fa sul serio. La borsa ha reagito assai male e il titolo Renault è sceso fino al 20%, per arrestarsi poi a -17%, un calo preoccupante per le finanze del gruppo. Ma un po' tutti i titoli del comparto auto oggi hanno fatto registrare ribassi, pure quello di FCA che potrebbe trovarsi in difficoltà per le rivelazioni di due concessionari sul territorio Usa che sostengono l'azienda trucchi i dati di vendita per creare condizioni borsistiche più, diciamo, favorevoli. Anche se con connotazioni differenti, sarebbe in sostanza un altro caso di "tradimento" della fiducia dei consumatori (o investitori) yankee e sappiamo come questo tipo di atteggiamento sia avversato in America.
A Detroit il gap si allarga
Ci sono novità al salone Usa, poche a dire il vero interessanti per l'Europa, però. a riprova della diversa velocità delle due economie. In ogni caso tre continenti si confrontano anche con modelli innovativi che inseguono diverse filosofie. Per il Vecchio Continente Audi sta di qua e di là delle barricate con una rinnovata A4 Allroad (quindi veicolo tradizionale seppur avventuroso) e la Suv h-tron quattro a idrogeno dotata di due motori elettrici per 315 cavalli complessivi e di un innovativo tipo di fuel cell capace di funzionare tra i -28 e i 95°C in accoppiata a un buffer al litio da 1,8 kWh posto sotto il pianale posteriore. 600 i km di autonomia con un pieno che si fa in soli 4 minuti: dove farlo però è da vedersi. Entro il 2020, comunque, secondo Audi. Il gruppo insiste sull'elettrico anche con la VW Tiguan GTE Active Concept ibrida con motore a benzina da 150 CV e due elettrici da 40 e 85 kW. Mercedes porta la nuova Classe E, con il nuovo look delle C e S, BMW la X4 M40i, Porsche le 911 Turbo e Turbo S. Passando ai jap (stessi colori, linee sovrapponibili), Lexus fa debuttare il cambio a 10 rapporti sulla LC500 con il V8 di 5 litri, Infiniti la Q60 coupé con un V6 di 3 litri da 400 CV. Ma anche gli americani non scherzano: la Buick Avista vuol fare concorrenza alla M4 (ma non c'era già la Cadillac in Casa GM?) con il suo V6 biturbo 3 litri da 400 CV e una linea oggettivamente molto accattivante, mentre la più pragmatica Ford rilancia una versione alleggerita del suo tre cilindri turbo di un litro da un canto e porta l'ennesima GT (stavolta bianca) a un salone; speriamo di vedere la prossima su strada. Interessante notare le diverse strade intraprese dai marchi luxury Usa: mentre Cadillac segue il filone delle grandi potenze, Lincoln rilancia il nome Continental con un'altra auto semplicemente deprimente, che in più somiglia parecchio a una Dodge Charger, auto decisamente più cheap rispetto alle ambizioni di quello che è stato per lungo tempo il brand dell'establishment americano.

12 gennaio 2016
L'auto a metà del guado
Si è aperto il primo salone dell'anno, nella (un tempo) gelida Detroit e una nutrita serie di novità si presenta sul mercato. Nella conferenza stampa dell'ad di un marchio un tempo italiano (con il quale genericamente non concordo data la sua visione esclusivamente finanziaria dell'automobile) sono state fatte varie affermazioni opinabili riguardo il futuro delle quattro ruote, un paio delle quali però indubbiamente sensate: 1°- l'introduzione di motori e componenti elettriche per la trazione snatura profondamente il concetto di auto come viene inteso oggi e toglie significato alle industrie del settore, che non possono seguire le varie Google o Tesla con la stessa flessibilità, oltre ad aver bisogno di volumi produttivi più consistenti per fare utili; 2°- tutta l'elettronica di ultima generazione installata a bordo deve avere un riscontro concreto nella guida, altrimenti è solo "fuffa". Sono del tutto d'accordo: Da tempo tutti parlano della necessità di un cambiamento nel mondo dell'auto ma pochi si rendono conto che costruire macchine è oltre che un business una filosofia, un'idea che è stata alla base di un rinnovamento epocale del pianeta nel corso del 900. Cambiarla significa snaturarla e toglierle significato. La mobilità del nuovo millennio è ancora una sorta di blob, che si dibatte tra divieti, inquinamento, crisi lavorative e soluzioni di massa incapaci di rispondere ai bisogni dei singoli o foriere di ritorni al passato dal punto di vista della facilità di accesso. Un'auto a guida automatica zeppa di connessioni è intrinsecamente un controsenso: con tutto 'sto infotainment forse non c'è proprio bisogno di muoversi ma basta collegarsi da casa e lo spostamento diventa sostanzialmente un accessorio costoso. Infine, c'è un fatto che mi preme di evidenziare: l'auto elettrica, l'auto connessa, l'auto self driving, sono tutte cose da ricchi, certamente fuori portata dall'utenza delle utilitarie. Non ci sarà (per lungo tempo), quantomeno alla luce dell'economia di questo primo scorcio di 2016, una evoluzione massiva di tali produzioni perché non c'è il mercato e le prospettive sono pari quelle della rinuncia all'uso del carbone da parte della Cina e della Germania. Ma non sarà che, ancora, la gente ha in definitiva solo bisogno di muoversi?
08 gennaio 2016
Audi ritenta con la A2
Audi ritenta il segmento delle citycar con quella che potrebbe essere la nuova edizione della A2 (nella foto la concept del 2011), la poco fortunata piccola tutta in alluminio di fine anni '90. La vettura è prevista per il lancio nel 2019 e avrà 4 posti con motorizzazione a benzina oppure elettrica (chissà come mai non Diesel), ma ne vedremo la concept già al salone di Parigi in settembre. Dimensioni attorno ai 3 metri e mezzo e collocazione al di sotto della attuale A1 (quindi il nome sarà sicuramente da rivedere) grazie all'impiego della stessa piattaforma della Up!, la NSF. Anche il posizionamento di listino dovrebbe essere al di sotto della A1 per la versione a benzina, equipaggiata con una nuova versione del 3 cilindri di un litro a bassissime emissioni, un tentativo di vettura giovane che dovrà però confrontarsi con la disponibilità economica effettiva dell'utenza al momento del lancio. La variante elettrica avrà invece un prezzo decisamente più elevato ma usufruirà delle ultime tecnologie nel campo degli accumulatori al litio, con autonomia prolungata e motore di maggior potenza rispetto alla e-Up!.
Trash da milionari
Avete lì un milioncino da buttare? Beh, un po' meno a dire il vero, 895.000 dollari per la precisione. Beh, se li avete potete comprarvi la Youabian Puma, orribile e costosissima coupé cabriolet prodotta in esemplare unico per il salone di Los Angeles del 2013 e attualmente sul mercato dopo il prevedibile fallimento dei piani produttivi in piccola serie. Monta il V8 da 7 litri di Corvette e Camaro e va da 0 a 60 mph (96 km/h) in 5,9 secondi, valore non eccezionale ma rivalutare una volta considerato il peso di oltre 3 tonnellate. La Puma degli anni '60, la buggy era decisamemente più attractive e moolto meno costosa. Ma forse il gusto dell'orrido può far proseliti e, seguendo le orme (psicanalitiche) di vetture come la Fiat Duna e la Ford Scorpio un miliardario eccentrico interessato lo troveranno. D'altronde, traslandoci in campo cinematografico, Sharknado impazza su web e TV, quindi...
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