24 febbraio 2015
Il suo Karma ora è Elux
Ve la ricordate la Fisker Karma? Sì, la splendida elettrica EREV (Extended Range Electric Vehicle, quelle con il generatore a bordo) fallita nel 2002? Bene, il gruppo cinese Wangxiang che se l'era aggiudicata all'asta l'anno scorso ha deciso di cambiarle nome: si chiamerà Elux e non sarà più assemblata in Finladia dalla Valmet, ma nemmeno in Cina; per ora buio sulla location. Il look della vettura, che dovrebbe debuttare nel 2016, sarà ancora quello ispirato al design di Henrik Fisker, il suo sfortunato creatore, mentre il prezzo dovrebbe lievitare del 20%, raggiungendo così i 112.000 euro. Il gruppo cinese giustifica questo incremento con i "milioni spesi per l'aggiornamento tecnologico del progetto". Non avranno mica messo sotto il cofano un generatore turbodiesel?!
Quando mamma ha fretta...
Questi vendono scarpe, non auto. Ma si vede che al proprietario della catena di negozi piacciono i minivan, magari anche tendenzialmente sgrausi come quello del video, nobilitato però dai 550 CV del V8 sotto il cofano. Se poi a guidarlo c'è una mamma leggermente fuori di testa... Comunque Shauna Duggins è una delle più quotate controfigure stunt girl sul mercato; ha lavorato, tra gli altri, in film come Star Trek (2009), Kill Bill, Iron Man 3. E i bambini? Dove li hanno presi?
23 febbraio 2015
Se 650 non bastano...
Mah, non sono del tutto certo della "non virtualità" di questo video, il colore mi sembra un po' falso, ma è comunque interessante; se poi fosse fatto al computer, la realizzazione è impeccabile. Si tratta di una sorta di sfida tra una Corvette Z06 da 659 CV e una McLaren P1, che nella versione GTR veleggia verso i 1.000 CV. La Corvette cerca di avvicinarsi, ma quando il traffico in pista lo consente la P1 fa bye bye e sparisce, letteralmente. Il che dà l'idea di quanto stellari siano le prestazioni della hypercar britannica, pur se corre l'obbligo di osservare come i driver non sembrino proprio all'altezza delle rispettive vetture. Comunque, il video è stato girato (dicono) al Circuit of the Americas di Austin, Texas e, considerato l'orgoglio tipico per i prodotti locali che vige in questa parte di States, dopo il default della Corvette potrebbe anche esserci stata qualche crisi di disperazione.
La Vulcan per Ginevra
Tra una settimana al salone di Ginevra sarà svelata la Aston Martin Vulcan, la nuova sportiva in odore di essere la prima del brand motorizzata AMG. Potrebbe sostituire l'attuale Vantage e montare quindi il recente V8 di quattro litri brand new del marchio di Affalterbach, ma sfruttando la richiesta da parte dei soliti milardari per una ipercar british (si fa per dire vista il pacchetto di controllo targato Bonomi) saltare il fosso e vedere sotto il cofano il V12 biturbo tedesco. Certo, se ipotizziamo che il nome abbia un minimo di riscontro con le prestazioni... Per il momento accontentiamoci del videoteaser; il sound, comunque, è più racing che baritonale.
22 febbraio 2015
Eccola di nuovo
Vista al Tokyo Motor Show nel 2013, la davano in produzione per l'anno successivo, ma pare che qualcosa sia andato storto nei piani. Così la Honda S660 è rimasta in canna alla Casa sino a oggi, forse attendendo il debutto della nuova NSX che ha riaperto il segmento fun del marchio. A dire il vero manca anche un rimpiazzo per la S2000, ma potremmo avere qualche sorpresa a breve. Comunque la piccola roadster è pronta e i prototipi sono già in giro per il mondo ad accumulare chilometri e affidabilità. Conferma dei dati tecnici principali: peso attorno a 830 kg per la versione base, che potrebbe però salire a ben 950 con tutti gli accessori (!!), motore centrale aspirato (un po' loffio però) da 64 CV a 6.000 giri e 104 Nm a 2.600. Trazione posteriore e cambio CVT, ma in alternativa (novità!) anche un sano 6 marce manuale. Si poteva fare di meglio è vero, magari applicando un bel turbo e portando la potenza sui 100 CV, ma in compenso è stata definita la gamma colori: bianco, giallo, rosso, blu, grigio, marrone e viola. Debutto a Ginevra? Difficile dirlo, anche perché la vettura inizialmente sarebbe destinata al solo mercato interno, quindi con guida a destra. La solita fortuna degli inglesi!
13 febbraio 2015
Niente guida, siamo inglesi
Gli inglesi credono nella guida autonoma. Lo prova l'autorizzazione da parte del governo alla sperimentazione finale sulle strade del regno a partire dalla prossima estate. Una decisione comunicata direttamente dal minstro dei trasporti Claire Perry, che capovolge lo status pre-esistente, caratterizzato da un severo divieto a ogni collaudo su strade pubbliche. Non che la cosa sia una novità, peraltro. I britannici sono famosi per le loro prese di posizione stentoree: agli albori dell'era dell'automobile, nel 1865, venne infatti promulgato il Locomotive Act, che prevedeva una velocità massima di 4 mph (6,4 km/h) sulle strade extraurbane e di 2 mph (3,2 km/h) in città, in più qui occorreva pure essere preceduti da un uomo con tanto di bandiera rossa ad avvertire dell'imminente pericolo. Una situazione altamente penalizzante, che durò in pratica fino al 1903, dopodiché iniziò la felice era delle belle auto inglesi. Bene, tornando alle driveless cars, anche in questo caso si trova traccia delle radici british del provvedimento. La razio infatti si basa sulla ferma convinzione che le self driving cars autoctone si diffonderanno ampiamente nel prossimo decennio, sovvenzionate da programmi di sviluppo collocati a Greenwich, Bristol, Milton Keynes e Coventry che dovrebbero dar vita a un business di addirittura 900 milioni di sterline, oltre 1 miliardo e 200milioni di euro. Ma ciò soltanto perché le auto sono ritenute estremamente pericolose e gli automobilisti locali assai facili alla guida in stato di ebbrezza; quindi meglio togliere di mezzo questi ultimi. D'altronde la Gran Bretagna è il Paese d'Europa più zeppo di autovelox, speed camera le chiamano, e quello con le multe più severe e la minor tolleranza. Sarà promulgato comunque un codice di condotta: vorranno mica uno con la bandierina anche stavolta?
Google è avanti
Proprio ieri raccontavo delle intenzioni di Apple, che disamina con sempre maggiore attenzione l'ingresso nel mondo auto. E dell'altra big, Google, impegnata invece sul fronte della guida autonoma. Beh, devo dire dire che quest'ultima però ha già preso il largo in questo campo. Lo dimostra Spot, un robot del peso di 75 kg sviluppato dalla Boston Dynamics, (di proprietà del colosso di Mountain View): in pratica la copia cibernetica di un cane, completamente autonoma nel movimento, capace di reagire a una spinta inattesa senza perdere l'equilibrio e di affrontare pendenze e terreni sconnessi senza difficoltà (il video è impressionante). Il robot è stato sviluppato per scopi militari, tipo il trasporto di oggetti e rifornimenti in zone sotto il fuoco nemico, ma salta all'occhio la grande versatilità del sistema di movimento antropomorfo, che rappresenta una svolta epocale nella mobilità. Immaginate solo le applicazioni in fuoristrada, con un veicolo capace di nuoversi in un bosco dribblando gli alberi, oppure, più semplicemente, un mezzo capace di salire sull'ascensore fino alla porta di casa. Insomma mi sembra che mentre Apple valuta, Google abbia già ben chiaro il suo obiettivo.
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