I costruttori cinesi applicano al mercato auto la stessa logica degli smartphone. Ma questo porta al rapido deprezzamento dell'usato.
Il background conta. La tipica avversione cinese a tutto ciò che è vecchio si traduce anche in campo automotive in un rinnovamento accelerato della produzione, che se da un lato segue l'innovazione creando interesse, dall'altro penalizza fortemente il mercato di seconda mano.
Le Bev cinesi vendute in Europa si stanno così deprezzando a una velocità circa doppia rispetto alla media di mercato. Il dato, certificato da DAT , la principale autorità di valutazione automobilistica tedesca, non riguarda però solo la Germania. Indagini analoghe in Spagna, Gran Bretagna e più in generale nel mercato UE allargato confermano analoga tendenza.
In Germania, i brand cinesi rappresentano meno dell'1% delle inserzioni di usato, ma la loro offerta è quasi triplicata dal 2022, mentre la domanda rimane debole. In Spagna, dopo tre anni di proprietà, un'auto cinese conserva in media il 60,7% del prezzo originale, contro il 65,6% dei brand generalisti e il 68,3% dei premium. In UK, una Bev di tre anni vale meno della metà di quanto costava nuova, contro il 39% di perdita registrato dalle auto a benzina.
Le cause sono però anche strutturali, non solo tecniche. "Il gap di valore residuo è fondamentalmente un problema di fiducia", ha dichiarato Christian Schüssler di Arval Germany. Chi acquista un'auto usata cerca certezze su assistenza, ricambi e continuità del brand, tutti elementi che i costruttori cinesi, ancora agli inizi in Europa, faticano a garantire. A peggiorare la situazione si aggiunge l'obsolescenza rapida. I cinesi aggiornano i modelli ogni 12-18 mesi con logica da smartphone, rendendo datata un'auto acquistata appena due anni prima. Infine, i tagli frequenti ai prezzi di listino svalutano automaticamente l'usato.
Le conseguenze pratiche sono immediate: le società di leasing alzano i canoni mensili per compensare il rischio e alcune richiedono garanzie finanziarie anticipate prima di accettare veicoli cinesi in flotta. Il risparmio all'acquisto, nell'ordine del 20-35% rispetto alle rivali europee, viene così parzialmente eroso nel tempo.
La soluzione (possibile) passa quindi da reti di assistenza capillari, programmi di usato certificato e una politica di prezzo più stabile.
Con l'usato in crescita costante chi agirà prima potrà contare su un vantaggio decisivo.



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