DeepDrive, giovane società di Monaco, ripensa in chiave ottimizzata i motori nel mozzo, ma sviluppa anche anche unità dual-rotor centrali.
L'idea non è nuova ed è stata già oggetto di rivisitazioni, ma negli ultimi mesi l’azienda ha portato i suoi prototipi in pista per mostrare il proprio know how; i primi test pubblici si sono svolti al Salzburgring su una Tesla Model 3 modificata. Le filiere seguite da DeepDrive sono due, la prima per i motori nel mozzo ruota; due unità con potenza di 120 o 180 kW, coppia di 1.500 o 2.000 Nm e peso di 25 o 34 kg., adatte a veicoli di media taglia.
La seconda ha portato a due unità da 230 e 350 kW, con coppia di 3.400 e 4.800 Nm e peso di 60 e 80 kg; entrambe adottano la tecnologia a doppio rotore, che usa due rotori attivi che interagiscono con una o più superfici magnetiche e un’area attiva statorica condivisa o duplicata. Rispetto a un motore standard, si può aumentare l’area di sviluppo del momento elettromagnetico senza aumentare l’ingombro esterno, sfruttando quindi i campi magnetici in modo più efficace e abbassando i costi di produzione. DeepDrive dichiara
guadagni di efficienza per entrambe le soluzioni, ma per quella in-wheel parla di un vantaggio fino al 20% in termini di
autonomia.
La roadmap è accelerata: fondata nel 2021, DeepDrive ha pubblicato i primi datasheet nell’estate 2023, ha cominciato prove su strada con il BMW Startup Garage nel 2024 e ha chiuso round di finanziamento che hanno alimentato lo sviluppo industriale; l’azienda parla di obiettivi di piccola serie entro il 2028 e sul mercato ci sono già prove di interesse da parte di grandi fornitori (Continental) e gruppi auto.
I nodi da sciogliere per la soluzione nel mozzo restano però concreti: la resistenza delle unità in-wheel esposte a urti e contaminazione, la
gestione termica in spazi ridotti e l’effetto della massa non sospesa
sulla dinamica di guida. Anche per la versione dual-rotor centrale, la
prova del tempo e la scalabilità industriale stabiliranno se i risparmi
di materiali e i benefici di efficienza si traducono davvero in vetture
più economiche e con più autonomia. Per ora, comunque, DeepDrive ha inserito i
suoi prodotti nel circuito industriale e nel settore automotive è già
un passo importante verso l'industrializzazione.
Resta però che se non si risolve il problema dell'autonomia (quella reale) non c'è storia.

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