31 luglio 2025

Namaste Iveco

La storica produttrice italiana di veicoli commerciali diventa indiana. Un altro pezzo d'Italia che va all'estero.

La famiglia Elkann, guidata da John Elkann in qualità di ad di Exor, privilegia da tempo un modello di investimento maggiormente incentrato sul capitale finanziario rispetto alla gestione diretta di asset industriali. Dalla vendita di PartnerRe nel 2022 alla attuale cessione di Iveco, si ravvisa una strategia coerente di monetizzazione di attività in attivo per concentrare risorse sul rafforzamento patrimoniale di Exor e sulle sue partecipazioni finanziarie in Ferrari, Stellantis e The Economist. 


Iveco Group ha varato la cessione in due tranche delle proprie attività chiave per un valore complessivo di circa 5,5 miliardi di euro.
La divisione IDV (veicoli per la difesa e per operazioni speciali) è stata venduta a Leonardo per 1,7 miliardi di euro, rafforzando (almeno questa) l’offerta europea del gruppo difensivo italiano.
Il segmento composto da camion, autobus e powertrain passa invece a Tata Motors per 3,8 miliardi di euro in un’operazione effettuata interamente in contanti, al prezzo di 14,1 euro per azione, comprensivo del 27 % di Iveco detenuto da Exor.


Al 31 dicembre 2024 Iveco Group faceva registrare un indebitamento lordo complessivo di circa 6,31 miliardi di euro, mentre al 30 giugno 2025 la liquidità disponibile era pari a 4,713 miliardi di euro. Nel 2024 il gruppo ha conseguito un utile netto rettificato di 569 milioni di euro, in crescita di 181 milioni rispetto all’anno precedente, confermando una solida redditività operativa. 

La vendita, se da un lato ha permesso di incrementare il NAV di Exor (38,2 miliardi al 31 dicembre 2024), dall’altro solleva interrogativi sulla capacità di mantenere lo storico radicamento industriale in Italia, soprattutto in un settore strategico come l’automotive pesante. I prossimi mesi saranno quindi cruciali per valutare se il capitale così liberato sarà reinvestito in nuovi progetti industriali o prevalentemente destinato a operazioni finanziarie e di mercato, confermando quella che ormai sembra la linea dominante di Exor.

30 luglio 2025

Il fon non basta

Anche le Bev devono smaltire il calore in eccesso, ma occorre un approccio diverso rispetto ai sistemi tradizionali dell'automotive.

Si parla molto di Bev, ma se si approfondisce il discorso in ambito tecnico si scopre che tra gli automobilisti la conoscenza delle leggi fisiche e dei dettagli del funzionamento dei motori elettrici di trazione  è piuttosto limitata, assai più di quanto siano invece noti i fondamenti della tecnologia a combustione. A fronte dei numerosi vantaggi del motore elettrico (certamente il più adatto alla trazione non fosse che occorre alimentarlo su un mezzo mobile) esistono infatti problemi che richiedono un approccio nuovo per la loro risoluzione.


E' il caso del raffreddamento, richiesto comunque dalle auto elettriche tanto per il pacco batterie quanto per i motori stessi. Nei propulsori di grande potenza la ventilazione forzata è insufficiente ad asportare il calore prodotto, ma il glicole etilenico utilizzato nei comuni fluidi dei circuiti a liquido è aggressivo nei confronti delle superfici in rame e ottone. Statore e avvolgimenti del rotore sono tipicamente in rame smaltato e migrazione di ioni e corrosione accelerata possono ridurre l’isolamento e comprometterne l’affidabilità a lungo termine.


Due gli approcci: applicazione di rivestimenti isolanti ad alta barriera chimica e/o impiego di vernici epossidiche e nano‑rivestimenti idrofobici, che isolano la superficie di rame dal contatto diretto con il fluido.
Oppure optare per l'uso di oli sintetici o minerali di tipo dielettrico, che non conducono elettricità e non attaccano il rame. L’olio può essere spruzzato direttamente sulle fasce di avvolgimento mediante ugelli dedicati, oppure il motore può essere immerso direttamente nel liquido; in entrambi i casi il calore asportato dalle superfici è inviato a un radiatore esterno. Resta però la minore efficienza dello scambio termico rispetto al glicole, che obbliga ad aumentare la capacità dei circuiti. 


Di qui l'esame di fluidi di nuova generazione a base di esteri sintetici, che offrono elevata stabilità termica, buona compatibilità con vernici e isolanti, e migliore biodegradabilità. Ci sono poi i perfluorocarburi e Novec®, liquidi a bassa viscosità, completamente inerti e con forte capacità di assorbimento termico grazie al fenomeno di ebollizione (raffreddamento a due fasi). Vengono impiegati in applicazioni ad alta densità di potenza, come prototipi o motoristica da competizione.


Ma anche la progettazione delle unità deve distanzarsi da quella dei motori per uso stazionario: nei motori di trazione più compatti e ad alta densità si integrano di microcanali di raffreddamento all’interno degli stessi conduttori di rame, nei quali può scorrere direttamente il fluido senza causare le resistenze passive dovute all'interazione delle parti rotanti con il fuido.

28 luglio 2025

Futuro al passato?

Una concept per tornare ai motori veri, quelli adatti a questo tipo di sportive estreme, evitando elucubrazioni teorico/pratiche sui 4L.

La concept AMG GT TRACK SPORT si presenta come l’interpretazione più estrema della famiglia GT, pensata per sfidare la Porsche 911 GT3 RS sul tracciato del Ring. L’assetto è a due posti secchi, con carrozzeria alleggerita, splitter anteriore massiccio e alettone a collo di cigno sul posteriore a sbalzo, tipico delle GT3 da gara. Le fiancate mostrano passaruota allargati e canalizzazioni NACA per ottimizzare il raffreddamento dei freni e dei radiatori, suggerendo un’aerodinamica da vera racer.
Pur restando indiscrezioni, ci si attende un’evoluzione del V8 biturbo 4.0 litri M178, affinato per erogare fra i 600 e i 650 CV, grazie a collettori di scarico in Inconel, turbocompressori maggiorati e gestione elettronica rivista. Alcuni rumor parlano di un sistema ibrido KERS-like, in grado di aggiungere un surplus di 150–160 CV in modalità overboost, richiamando soluzioni già viste su modelli come la GT 63 S E Performance. L’obiettivo sarebbe toccare picchi prossimi agli 800 CV pur mantenendo un peso complessivo inferiore a 1 550 kg.


Spontaneo il confronto con la AMG GT Black Series, lanciata in serie limitata a luglio 2020, con lo stesso V8 4.0 litri biturbo potenziato a 730 CV e 800 Nm, accoppiato a una trasmissione a doppia frizione a 7 rapporti. Grazie a sospensioni riviste, cerchi in magnesio e climatizzazione rivisitata, ha segnato 6:48 s al Ring. L’ala posteriore fissa e il diffusore integrato garantivano un carico aerodinamico di oltre 400 kg a 200 km/h. 
Rispetto alla Black Series, la TRACK SPORT spinge più in là l’aerodinamica attiva: s’ipotizza un sistema di ali mobili e flap sul sottoporta per ottimizzare il Cx in rettilineo e in curva. Anche le sospensioni dovrebbero beneficiare di ammortizzatori a controllo elettronico in grado di adattarsi istantaneamente al fondo, migliorando la trazione e il comfort in track use.


Mercedes‑AMG ambisce quindi a migliorare il record della Black Series mirando a un tempo sotto 6 min 45 s, sfruttando potenza extra, leggerezza e deportanza superiore. La concept si candida dunque non solo a essere un esercizio di stile, ma una vera versione di omologazione per la prossima GT3, destinata a dare battaglia in pista a livello mondiale.
Resta da vedere se il motore da solo possa superare in aggressività e potenza quello della GT Black Series ad albero piatto; secondo i rumors parrebbe di no, visto che l'incremento di cavalleria potrebbe derivare da un sistema ibrido.

Più generale, comunque, la concept sancisce la fine dell'escursus in ambito 4 cilindri del marchio tedesco, fallimentare in termini di appeal e appagamento sonoro.

25 luglio 2025

Mangia che ti passa

La ricarica dei veicoli elettrici è sempre il problema pincipale per le Bev e questa settimana Tesla ha aperto a Los Angeles un ristorante integrato con le colonnine. Pensiero laterale?

E' dal 2018 che il marchio Usa ha in canna l’idea di offrire superchargers integrati con un ristorante, completo di schermi cinematografici e servizio al tavolo. Oggi, dopo quasi otto anni, il primo Tesla Diner ha finalmente aperto il 21 luglio 2025 a Hollywood. 
Il locale, progettato dallo studio Stantec, richiama una navicella spaziale argentata e offre 80 stalli di Supercharger V4 accanto a due megaschermi LED da 20 m, dove è possibile guardare film o cartoni direttamente dalla propria auto in stile drive in.
Il menu, curato dallo chef Eric Greenspan e dal ristoratore Bill Chait, spazia dai classici burger a piatti californiani come tacos al forno, fino a proposte dolci come cinnamon roll e Pie Shakes; il tutto servito  direttamente al finestrino da un robot Optimus.


Non tutti però hanno accolto con entusiasmo lʼiniziativa: il gruppo Tesla Takedown ha organizzato proteste a Los Angeles, accusando Musk di eccesso corporativo e di disinformazione sul Full Self-Driving. Nel frattempo, il nostro ha già annunciato su X la possibilità di espandere il format in altre città, a partire dal previsto diner presso Starbase, Texas .
In Europa, non si parla ancora di cibo ma piuttosto di grandi alleanze: a giugno quattro operatori, Atlante, Ionity, Fastned ed Electra, hanno costituito la rete Spark, con oltre 11.000 punti di ricarica ultra‑rapida fino a 400 kW in 25 Paesi. E Fastned ha inaugurato a febbraio il primo hub da 12 postazioni da 400 kW a Banbridge, Irlanda del Nord.


In un mondo sempre più frenetico siamo costretti a pianificare ogni minuto; tra lavoro, famiglia e impegni sociali, trovare spazio a perdere diventa un lusso. Se la tua auto fosse tradizionale, basterebbero pochi minuti per ripartire.
Buttarla sul cibo è quindi un modo per far dimenticare quanto l'uso di una Bev ci riporti indietro di oltre un secolo, al tempo della benzina in farmacia, con l'assurdo di un mezzo costoso che invece di esserci utile ci obbliga a trovare spazi per esigenze pilotate.

01 luglio 2025

Quando il futuro viene dall'Africa

Mentre la UE va avanti a proclami ideologici, in Burkina Faso sta avvenendo la vera transizione energetica. Sostenibile.

Dal colpo di stato del 1983, l'Alto Volta, ribattezzato un anno dopo in Burkina Faso, è un Paese guidato da una  leadership militare, vicina alla Russia e distante dall’occidente tradizionale. Il Paese, ricco di oro ma storicamente povero e sinora dipendente dalle importazioni energetiche, sta delineando oggi una strategia economica che punta su risorse locali e tecnologie verdi, investendo sia nel settore minerario sia in quello energetico e manifatturiero. 
Quarto produttore d’oro in Africa (oltre 57 tonnellate estratte nel 2023), ha cominciato a trattenere parte di tale produzione nei propri arsenali finanziari, sul modello attuato dal 2022 dalle banche centrali mondiali. In parallelo, promuove l’innovazione industriale con la realizzazione di ITAOUA, prima auto elettrica nazionale, pensando nel contempo a incrementare la capacità solare per aumentare l'offerta interna e creare una rete di ricarica efficiente. 


A Ouagadougou, nell’impianto di Ouaga 2000, è stato lanciato a febbraio il primo marchio 100% burkinabé di veicoli elettrici, ITAOUA. Il suo primo modello si chiama Sahel, interamente progettato e assemblato da ingegneri locali. Vanta prestazioni notevoli: batteria progettata in patria, autonomia di circa 330 km e ricarica all’80% in soli 30 minuti. Alcune fonti parlano addirittura dell'integrazione nella vettura di pannelli solari per estendere l’autonomia nei centri rurali. 
Oltre a inviare un segnale di sovranità tecnologica (le batterie non impiegano know how occidentale), il progetto mira a stimolare l’economia locale: prevede infatti la creazione di centinaia di posti di lavoro qualificati nell’ingegneria, nell’assemblaggio e nella manutenzione, contribuendo così alla crescita economica e riduzione della disoccupazione del Paese. 
Nessun dato ufficiale sulle vendite, ma con un mercato annuo sotto le 1.000 unità ed essendo l'elettrico un segmento ancora sperimentale persino poche unità sono già un successo.


Sul fronte minerario, il governo attua un’intensa politica di nazionalizzazione dell’oro. Attraverso la nuova società statale SOPAMIB, il Burkina ha acquisito asset strategici da società occidentali. Ha annunciato anche di costituire per la prima volta nella sua storia un fondo aureo nazionale: circa il 5% della produzione d’oro annua, un paio di tonnellate, verrà accantonato come riserva interna. L’obiettivo ufficiale è ottimizzare lo sfruttamento a vantaggio della popolazione e rafforzare la sovranità finanziaria del Paese. Questa politica dovrebbe garantire una copertura delle riserve valutarie indipendente e creare un cuscinetto economico per crisi future.


Parallelamente, il Burkina Faso accelera sulla transizione energetica. Con circa 92 MW installati attualmente, guida la produzione solare nell’Africa Occidentale. Progetti recenti aumentano sensibilmente questa capacità: il parco fotovoltaico di Donsin (25 MW + buffer da 20 MWh) sarà realizzato con un prestito cinese di 45,7 mln di euro. A Dédougou è in via di completamento un impianto da 18 MW finanziato dalla Banca Africana di Sviluppo. Inoltre l’azienda francese Qair ha inaugurato nel 2024 il parco di Zano (24 MW), che iniettando circa 38 GWh/anno nella rete serve l’elettricità a 19.000 utenze. 
Il Governo ha fissato come obiettivo nazionale il 50% di copertura elettrica rurale entro il 2028, combinando rete e mini-grid solari. Questi investimenti, con attori esteri (banche cinesi, società europee) coordinati con l’utility nazionale SONABEL, dovrebbero abbassare i costi dell’energia, ridurre le importazioni di elettricità e creare posti di lavoro nella filiera delle rinnovabili. Una filosofia che se diffusa potrebbe dare un nuovo volto all'Africa.

Stop alla 718 Bev

Porsche è alle prese con il confine tra purezza tecnica, sostenibilità e guadagno. Ne farà le spese la 718 elettrica? Il marchio tedesco sta...