Lo stream artico che si allunga su tutta l'Europa mette in crisi il trasporto elettrico norvegese. Che deve ricorrere al gasolio per il riscaldamento.
Una delle pochissime reazioni chimiche che non dipenda dalla temperatura è la combustione, dato che il calore lo produce autonomamente. Tutte le altre, in particolare quelle alla base del funzionamento degli accumulatori, ne sono dipendenti in maniera inversamente proporzionale.
Ciò significa che più la temperatura scende, meno veloce è la reazione. Che nell'ottica delle batterie vuol dire meno energia disponibile e minore autonomia.
Se il freddo ambientale è quindi quel tiepidino invernale da cambiamento climatico cui ci siamo abituati negli ultimi anni la riduzione di autonomia delle EV è accettabile.
Ma se si ritorna agli inverni veri, tipo 1985, a Milano quando dopo la nevicata di 4 giorni la temperatura scese a -17°C, le cose si fanno più spesse.
E' il caso della Norvegia, dove la Ruter, azienda che gestisce il trasporto pubblico di Oslo, la capitale, ha dovuto mettere fuori servizio 130 autobus elettrici.
Con temperature tra -7 e -14 °C infatti, i veicoli non sono in grado di effettuare le corse non solo per il calo di autonomia, ma anche (e forse soprattutto) perché l'energia delle batterie serve anche a riscaldare l'abitacolo.
Ora, che la Norvegia, Paese del grande Nord, abbia tanta fiducia nella permanenza del cambiamento climatico in futuro da aver del tutto dimenticata la posizione geografica in cui si trova e quindi le tempertaure invernali cui può andare incontro, mi sembra davvero curioso, ennesimo esempio di prosopopea umana che ritiene le proprie convinzioni sovrapponibili alla realtà.
Ma la ciliegina sulla torta è l'ipotesi di soluzione del problema che sarebbe stata ipotizzata: installare riscaldatori a gasolio sugli autobus per evitare l'assorbimento passivo del 30% della carica degli accumulatori dovuto al riscaldamento.
Considerato che la Norvegia è il più grande produttore ed esportatore di petrolio europeo, dal punto vista operativo la cosa crea ben pochi problemi.
Ne crea però all'amor proprio dell'integralismo elettrico locale, che a causa di questo duro faccia a faccia con il clima sta subendo un fiero colpo.



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