L'operazione è riuscita perfettamente, ma il paziente è morto. Sembra questa la logica sottostante l'aumento delle vendite EV di Ford a fronte di una perdita di 3 miliardi di dollari.
L'elettrico di Ford ha un nome, Model, ma non basta la ridefinizione della struttura economica del marchio a creare utili. La società ha annunciato una nuova struttura suddivisa
in Ford Blue (veicoli tradizionali), Ford Model (EV) e Ford Pro (veicoli commerciali), con una riallocazione del capitale che prevede le perdite della divisione elettrica siano coperte dal (previsto)
aumento dei ricavi delle altre due divisioni, stimati
quest'anno a 7 miliardi di dollari per Ford Blue e circa 6 miliardi per Ford
Pro.
La rilettura della divisione Model in chiave di startup non modifica però una sostanziale passività del settore, che si basa principalmente sulla Mustang Mach-E e sul pickup elettrico F-150 Lightning. L'azienda spiega che nella sua visione le startup di veicoli elettrici perdono denaro mentre investono in capacità, sviluppano conoscenze, costruiscono volumi e guadagnano quote; un po' quello che ha fatto negli anni scorsi Tesla, ma in condizioni di mercato diverse e in assenza di competitor.
Nel frattempo è stata pianificata la costruzione di due nuove fabbriche di accumulatori in Kentucky e Tennessee oltre all'impianto di batterie al litio-ferro-fosfato da 3,5 miliardi che sarà realizzato in Michigan. Ciò tuttavia non influisce sulla perdita netta per veicolo di oltre 30.000 dollari nel 2022, che ha determinato un passivo di 2,1 miliardi a fronte di un totale di solo 61.575 veicoli elettrici costruiti. E le cose non sembrano andare meglio nel 2023, visto che lo stesso parametro sale a oggi a 66.466 dollari di perdita per unità.
Al di là delle alchimie economiche, la realtà è che le elettriche costituiscono oggi un ulteriore parametro della disuguaglianza sia per il costo intrinseco sia per l'assorbimento di risorse pubbliche con destinazione elitaria. Dall'altro versante è sempre più chiaro come la filiera elettrica non sia sostenibile e come in tempi di fenomeni naturali estremi le risorse vadano destinate a settori che abbiano impatti reali e concreti sul clima, mettendo finalmente da parte fanatismo e speculazione.




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