Nella Confederazione la scelta elettrica è già realtà, visto che l'anno scorso è stato immatricolato il 20% di EV sul totale. Ma emerge il problema delle ricariche, lungo e costoso da risolvere.
Secondo i dati raccolti da SWI Swissinfo.ch, entro il 2035 tutti i nuovi veicoli immatricolati saranno elettrici, con un totale di 2,8 milioni di mezzi circolanti.
Dando per scontato che l'energia elettrica disponibile in rete sia sufficiente, emerge il problema delle colonnine di ricarica, della loro collocazione e dei costi legati alle installazioni.
Ma andiamo con ordine. Il problema quantitativo è ben lungi dall'essere risolto, in Svizzera come ovunque, tranne forse in Paesi come la Norvegia che sono esportatori netti grazie anche alle vendite del loro petrolio.
Per inquadrarlo basta un calcolo elementare ma efficace: prendiamo il totale dei veicoli in circolazione e trasformiamo in kWh l'energia corrispondente al consumo dei loro motori a combustione. Questo è ciò che la rete deve distribuire in più rispetto alle utenze consuete, perché anche se il rendimento delle EV è nettamente superiore, la ricarica potrebbe avvenire in qualunque momento anche per la gran parte delle auto e dev'essere sempre possibile. In tempo di guerra e costi stellari per l'energia base, parliamo di complessità e investimenti importanti, oltre a problemi di gestione della rete non indifferenti.
Ma se passiamo alla distribuzione iniziano i grandi problemi, logistici ed economici.
Oggi la gran parte dei possessori di auto elettriche le ricarica a casa tramite una wall box per impiegarle a corto raggio, mentre se le distanze crescono usa un mezzo tradizionale. O almeno questo è ciò che avviene al 90% negli Usa. In Svizzera invece pensano a un'uso esclusivo e ciò si scontra, per esempio, con il fatto che oltre il 60% della popolazione viva in affitto e non disponga perciò di ricarica domestica.
Connettere le colonnine pubbliche, specie quella ad alta intensità richiede linee dedicate e quindi costi di installazione elevati, che implicano scavi e lavori stradali. Attualmente ci sono nella Confederazione meno di 10.000 punti di ricarica, che dovrebbero salire a 84.000 entro il 2035; uno studio mostra poi per lo stesso anno la necessità di almeno 2 milioni di colonnine private, quelle stesse la cui installazione è impedita dalla non proprietà come dicevo sopra.
Ma parliamo di denaro. Il Touring Club Svizzero ha calcolato che per equipaggiare tutti i 3,56 milioni di parcheggi condominiali e di immobili in affitto sarebbero necessari 1,78 miliardi di franchi, con un costo per ogni installazione compreso tra 500 e 1.500 franchi; accettabile. Ma la Svizzera è un Paese ricco, che può permettersi addirittura di far sì che l'offerta di una stazione di ricarica a domicilio diventi argomento di vendita.
Di qua delle Alpi le cose sono assai diverse e il governo non dispone certo di fondi per sovvenzionare le installazioni, specie dopo i disastri degli ultimi giorni.
Se quindi per gli elvetici le colonnine sono un problema da affrontare con cautela, da noi sono un rompicapo quasi inaffrontabile.
Che riguarda il denaro pubblico e che non deve far arricchire lobbisti e speculatori.



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