27 marzo 2023

Ognun per sé...

La rigida UE si accorda con la Germania per consentire la continuazione del termico dopo il 2035, ma soltanto con gli e-fuels. Peccato esistano solo sulla carta.

Che l'Europa applichi pesi e misure diverse a seconda dell'interlocutore è risaputo; ce ne siamo accorti da tempo. In particolare c'è una evidente saldatura tra bisogni e indirizzi economici dei Paesi dei Nord, quegli stessi che commercialmente fanno capo alla Germania.
Faccio notare che i Paesi Bassi, luogo di nascita del vicepresidente Frans Timmermans e tra i più intransigenti sulle norme da imporre, pagano un contributo annuale alla UE pari a circa un terzo di quello dell'Italia, ma si comportano come appartenessero a una casta regnante sul Continente con potere decisionale sugli altri membri. Mi domando perché glielo consentano.


Ma politica e colpi bassi a parte, è sempre più chiaro come questa gestione della UE non funzioni e crei solo problemi senza dare alcuna soluzione. Pur sapendo che le auto sono responsabili solo dell' 1% delle emissioni di CO2 l'accanimento nei loro contronti è massimo, incurante dei disastri sociali ed economici che tale posizione crea e creerà.
Dall'altro lato si prospetta una sudditanza verso prodotti e risorse provenienti dalla Cina che non può sfuggire al parlamento europeo, che getta una luce sinistra su scelte e scadenze imposte a danno di industrie fin qui solide e realizzatrici di gran parte del PIL europeo.


Che i principali costruttori teutoni abbiamo scelto la strada elettrica è non solo prematuro, ma anche distruttivo per l'intero comparto. E la tardiva presa di coscenza di ciò da parte di un governo nazionale diviso tra spinte che definirei talebane nella loro mancanza di contatto con la realtà e la necessità di tutelare milioni di posti di lavoro per evitare un tracollo, non sposta di un millimetro la tragica realtà di un diktat europeo senza senso.


I carburanti sintetici semplicemente non esistono. Perché si basano sull'uso di idrogeno che qualche anima candida definisce verde poiché presume sia prodotto con risorse rinnovabili, ergo elettrolisi da fonti non fossili.
Il fatto però è che comunque lo si produca, l'idrogeno ha un bilancio energetico in perdita, poiché occorre più energia per ottenerlo di quanta se ricavi utilizzandolo. Non è sostenibile, quindi, nè ora né tantomeno a lungo termine.
I combustibili sintetici avrebbero perciò un costo esorbitante e non si può ipotizzare per loro un iter di calo del prezzo in quanto frutto di un sistema di produzione inefficiente. Tantomeno è credibile una produzione quantitativamente in grado di supplire a quelli fossili.


Non esiste ancora un'alternativa ai combustibili fossili, bisogna realizzarla PRIMA di passare ai veti per la mobilità esistente. E ancor oggi l'unica fonte energetica concentrata e continua è quella nucleare, che tra l'altro mediante la radiolisi rappresenterebbe l'unico modo conveniente di produrre idrogeno.

Nulla al mondo è a costo zero, l'ho detto molte volte. Ma il prezzo da pagare non deve mai ridurre la qualità di vita, che è fatta di concretezza e non di ideologia, mentre questa UE sembra solo capace di produrre problemi, veti e sanzioni senza dare risposte.

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