02 aprile 2019
Mobilità in crisi a NY
Quello che sta succedendo a New York è emblematico di come le istituzioni siano incapaci non solo di gestire ma anche solo di seguire l'evoluzione della mobilità. La Grande Mela è citata spesso dalle nostre parti come un modello di trasporto integrato, capace di garantire il movimento a milioni di persone con un servizio di mezzi pubblici all'altezza. Purtroppo non è così. Le pur ramificate linee della subway continuano a cumulare ritardi che rendono impossibile rispettare impegni e appuntamenti. Così sale l'utilizzo dell'auto, che a New York storicamente non è di proprietà per l'impossibilità di parcheggio. Quindi taxi e Uber a manetta. Risultato? Ingorghi sempre più frequenti, peggiorando ulteriormente la situazione. Un gatto che si morde la coda, una situazione senza uscita. Ma il governor Cuomo ha avuto una bella pensata. Nell'ambito del nuovo budget da 175 milioni di dollari, ha incluso una nuova tassa sugli ingorghi, da riscuotere con un pedaggio che sarà imposto a chi si inolti oltre la 60a strada. Quindi entrare in Lower Manhattan sarà un privilegio e a masse di lavoratori con poco denaro in tasca toccherà subire senza alternative. Situazioni solo americane? A Milano le cose non sono molto diverse. Anche qui un'amministrazioine incapace di risolvere il problema della mobilità strombazza sui mezzi pubblici incurante dei crescenti disservizi e dei ritardi, a danno delle auto la cui viabilità viene costantemente ridotta senza alcun senso e sulle quali vengono imposte tasse e pedaggi pur sapendo che sono indispensabili. Ovviamente poi si aumentano pure le tariffe del traporto pubblico senza che la sua utilità sia minimamente cresciuta. E a corollario di tutto, il parallelo NY-Milano vale anche per i superstipendi dei manager, la cui remunerazione non è mai messa in relazione all'efficienza dei servizi gestiti. Fanatismo e incapacità vanno di pari passo, quindi, ma i problemi restano insoluti e per chi non può resta solo l'arte di arragiarsi.
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