C'erano una volta le versioni sportive delle berline, la cui capostipite è indubbiamente la Golf GTI. I francesi si sono però allineati subito e tanto Peugeot quanto Renault hanno sfornato le varie GTI e RS ad accrescere le fila delle piccole supervitaminizzate. Ma l'avvento dell'era elettrica mette in crisi non poco il settore e conseguentemente l'annesso (pur piccolo) ambito di mercato. Il concetto di prestazioni è tutto da rivedere con le auto a batteria, perché l'elevata coppia subito disponibile rende già (volendo) le versioni base delle sportive. Un intero segmento che sfuma, quindi, viste le diversità delle newcomers. Renault però non intende mollare e così è decisa a lanciare sul mercato nei prossimi 3 anni la Zoe RS, che verosimilmente sarà molto simile alla e-sport vista nel 2017 (foto). La sfida è quella di trovare una chiave che dia ancora un senso a una RS, compito non facile in un mercato dove auto che sembrano berline per andarci a fare la spesa al supermercato (indovinate di quale parlo) hanno poi prestazioni da supercar. Sarà interessante vedere quindi la chiave estetica e meccanica del nuovo prodotto, ma soprattutto il suo posizionamento di mercato. Visti i prezzi attuali delle elettriche, potrebbe costare come una V8 yankee.
30 ottobre 2019
Renault va avanti con la Zoe RS
C'erano una volta le versioni sportive delle berline, la cui capostipite è indubbiamente la Golf GTI. I francesi si sono però allineati subito e tanto Peugeot quanto Renault hanno sfornato le varie GTI e RS ad accrescere le fila delle piccole supervitaminizzate. Ma l'avvento dell'era elettrica mette in crisi non poco il settore e conseguentemente l'annesso (pur piccolo) ambito di mercato. Il concetto di prestazioni è tutto da rivedere con le auto a batteria, perché l'elevata coppia subito disponibile rende già (volendo) le versioni base delle sportive. Un intero segmento che sfuma, quindi, viste le diversità delle newcomers. Renault però non intende mollare e così è decisa a lanciare sul mercato nei prossimi 3 anni la Zoe RS, che verosimilmente sarà molto simile alla e-sport vista nel 2017 (foto). La sfida è quella di trovare una chiave che dia ancora un senso a una RS, compito non facile in un mercato dove auto che sembrano berline per andarci a fare la spesa al supermercato (indovinate di quale parlo) hanno poi prestazioni da supercar. Sarà interessante vedere quindi la chiave estetica e meccanica del nuovo prodotto, ma soprattutto il suo posizionamento di mercato. Visti i prezzi attuali delle elettriche, potrebbe costare come una V8 yankee.
29 ottobre 2019
La prima moto di Aston
Metti che Aston Martin scelga di entrare nel settore moto. Logica vuole che trovi un marchio di appoggio, vista la sostanziale misconoscenza del segmento, ma dato il livello del brand occorre un partner all'altezza. L'Inghilterra negli anni '30 era piena di costruttori di motocicli, tutti più o meno skilled nella tecnologia dell'epoca; uno più di tutti spiccava però per raffinatezza ed esclusività delle sue realizzazioni: Brough Superior, definita allora la Rolls Royce delle moto.
Ecco quindi che l'accordo con la rinata fabbrica brit, che incidentalmente festeggia nel 2019 i 100 anni dalla fondazione e produce attualmente una SS 100 che riprende il nome dell'antenata, darà vita a una due ruote esclusiva al debutto la prossima settimana all'EICMA. Nessuna spifferata su caratteristiche e aspetto reale, solo un teaser. Ma Mark Reichman, leader della divisione creativa, ha dichiarato che la moto sarà in tutto e per tutto una Aston Martin, con il suo bagaglio di eleganza, raffinatezza e prestazioni.
Facile immaginare che il prezzo sarà in linea con quello delle automobili prodotte dal marchio italo/britannico ma si sa, noblesse oblige.
Doppietta racing da Lamborghini
In occasione dsella chiusura del Super Trofeo a Jerez, Lamborghini
annuncia una doppietta a sorpresa. Il debutto riguarda una Aventador
destinata unicamente alle piste, dotata di una versione del V12 di 6,5
litri da 830 cavalli, ambasciatrice di una possibile futura SVR a
chiudere la serie del motore aspirato più potente di sempre del marchio
di Sant'Agata. La vedremo nel 2020 in serie limitata, con la presa
d'aria sul tetto, cofano e coda modificati, quest'ultima con un largo
alettone, e l'immancabile roll bar. Sono stati installati un
cambio sequenziale da corsa Xtrack e un differenziale autobloccante
regolabile dal posto di guida; dotazioni che potrebbero essere condivise
dalla eventuale successiva piccolissima serie di SVR street legal.
Il V12 chiude quindi il suo ciclo produttivo: l'unità sostitutiva,
prevista per il 2022 equipaggerà una vettura ibrida plug-in e sarà
quindi dotata di assistenza elettrica, ma forse anche di
sovralimentazione, settore nel quale Audi, proprietaria del marchio, la
sa lunga.
Passerella anche per la Urus ST-X, prima Suv da competizione del
marchio e al mondo, dotata del V8 bi-turbo Audi e alleggerita con
particolari in fibra di carbonio: cofano con prese d’aria supplementari e
ala posteriore. La veste in verde Mantis riprende il colore racing della squadra corse, l'allestimento è quello per le competizioni. La prima gara è prevista nell’ambito delle World Finals 2020
di Misano Adriatico.
Sarà da vedere comunque se allora Lamborghini apparterrà ancora al gruppo VW, visti i rumors di una possibile cessione.
28 ottobre 2019
Ferrari brevetta il V12 a precamera
Uno dei problemi che i motori a benzina devono risolvere per prolungare la loro esistenza è quello del riscaldamento. La valutazione delle emissioni considera infatti anche la fase di avviamento ed è proprio in questi frangenti che si concentra la peggiore performance del propulsore. Il problema è tanto più avvertibile quanto maggiore è la cilindrata, perché un motore di grande cubatura si riscalda più lentamente, ambito che riguarda perciò particolarmente i costruttori di supercar, più o meno tutte con motori al di sopra di 4.000 cm3. Ferrari, che pur con le escursioni in ambito ibrido continua a ritenere il suo V12 un must di cui non si possa fare a meno anche nella produzione futura, ha brevettato un sistema per abbreviare l'andata a regime dei catalizzatori, soluzione che ricorda quella dei Diesel a precamera pre-iniezione diretta.
Si tratta infatti proprio di una precamera dotata di candela d'accensione posta sopra il cilindro, nella quale la combustione avviene con maggiore escursione termica. Nella fase di avviamento la precamera lavora insieme al cilindro con un'ammissione separata e favorisce dunque la formazione di gas più caldi che mandano rapidamente in temperatura il catalizzatore. Di fatto è come se il motore girasse a regimi più elevati anche se viene mantenuto a basso carico, cosa questa necessaria a ottenere un riscaldamento graduale che riduca l'usura dei particolari. Al di là della valutazione tecnica, il brevetto mostra quindi implicitamente quanto Ferrari abbia intenzione di mantenere in produzione il suo V12, icona che potrebbe sopravvivere all'elettrificazione di massa anche nel suo esclusivo settore.
Le Shelby presto anche in Italia
Una bella notizia per i nostalgici del bel tempo che fu e soprattutto
per gli amanti delle muscle car a stelle e strisce. Il Gruppo Cavauto
che tra l’altro cura la distribuzione nel nostro Paese del marchio
Cadillac, aggiunge al suo portfolio un altro brand americano,
diventando l’importatore unico per l’Italia della Shelby. L’accordo
siglato con Shelby Europe permette al gruppo italiano di vendere e
garantire la manutenzione delle celebri supercar preparate nella factory
fondata dal leggendario pilota Carroll Shelby. Shelby America è una
Divisione della Carroll Shelby International Inc ed è un marchio per
l’appunto specializzato in performance car, nato per fornire auto e
accessori capaci di garantire emozioni e una guida adrenalinica.
L'azienda è nata nel 1962, grazie alla passione di Carroll Shelby, uno
dei più celebri piloti di auto da corsa americani. La sua vittoria più
eclatante è quella nella 24 ore di Le Mans del 1959 in coppia con Roy
Salvadori.

Shelby Europe è stata fondata nel 2016 dalla società GU Auto Trade B.V., con sede in Olanda, mentre la sede produttiva è negli stabilimenti del partner tecnico Magna in Austria. In tal modo Shelby Europe è entrata nel mercato continentale con le Mustang Super Snake e GT/GT-H, e con il pick-up F-150 in diverse versioni. I prodotti per l’Europa sono costruiti con specifiche dedicate al mercato Europeo e ne rispettano le normative di omologazione. Tutte le vetture hanno una numerazione di telaio Shelby e la garanzia di 3 anni o 100.000 km.
L’abbiamo scritto all’inizio: per gli appassionati è una bella notizia. Un po’ controcorrente, certo, ma è un pur sempre una lieta novella. Non vi pare?
25 ottobre 2019
Manca poco alla Mustang elettrica
A maggio parlavo del sacrilegio Ford: una Mustang elettrica. Ora la data d'esordio è stata fissata al prossimo 17 novembre al salone di Los Angeles. Per essere più precisi, la Suv che sta per debuttare non è realmente una Mustang ma si ispira ad essa, anche perché la struttura a pianale alto è l'unica adatta a ospitare gli accumulatori odierni che richiedono un circuito di climatizzazione. Ford ha fatto filtrare qualche dato:autonomia di 480 km, superiore quindi sulla carta alla concorrenza prestazionale, e accelerazione da cardiopalmo, caratteristica peraltro ampiamente condivisa da ogni auto elettrica. A questo riguardo, mi sembra che se si andrà avanti così occorrerà richiedere agli acquirenti quantomeno un test da sforzo prima di vendergli l'auto, dato che se i tempi si stabilizzano tutti sotto i 2 secondi per lo sparo da fermo a 100 orari, il cuore potrebbe patirne le conseguenze in caso di lanci ripetuti.
Battute a parte, per garantire un range operativo ragionevole alle sue elettriche di cui la Mustang (chiamiamola così) è la prima, Ford annuncia un accordo con le unità di ricarica esistenti sul territorio che si chiama FordPass e consente agli utenti di disporre di 12.000 colonnine sul territorio, incidentalmente però più che altro nei centri urbani. In aggiunta ci sono due anni di ricarica gratis. Aspettiamo il salone californiano per i commenti.
24 ottobre 2019
Donkervoort spakka con la JD70
Da quando Lotus ha smesso di produrle è stata Donkervoort ad averne preso il posto. Parlo delle Seven, o meglio delle sue repliche che la Casa olandese costruisce praticamente immutate dal 1978. Nel corso degli anni, comunque, qualcosa è cambiato e attualmente la D8 è costruita con motori Audi. In mancanza di un anniversario automobilistico da festeggiare, il marchio ha deciso di celebrare invece con una edizione speciale della D8 GTO, la JD70, quello del fondatore Joop Donkervoort, che ha appena passato la soglia dei 70.
Queste repliche, che si rifanno alla filosofia inglese delle auto in scatola di montaggio, sono del tutto fedeli all'antico originale e hanno nella tradizionale metodologia costruttiva Lotus del peso ridotto all'osso il loro atout, caratteristica che regala, insieme alla limitata altezza da terra e alle ruote praticamente scoperte, sensazioni da pista che nemmeno le più prestazionali supercar sanno dare.
Ma la JD70 aggiunge ai meno di 700 kg di peso il punch di 415 CV cavalli, che la rendono capace di accelerazioni laterali da oltre 2G, di progressioni longitudinali di 1,02G sul dritto e di frenate a 1,65G, il tutto con i pneumatici di serie, peraltro dei semi-slick; roba da fare invidia alle centrifughe per allenare gli astronauti. Ne faranno solo 70 e al prezzo di 163.636,36 euro (sì, anche i centesimi) più iva, tutte con motore Audi 2.5 turbo a 4 cilindri, cambio manuale a 5 marce, sospensioni regolabili, differenziale autobloccante e roll bar, precauzione quest'ultima davvero necessaria per un peso piuma che fa lo 0-100 in 3 secondi e raggiunge i 274 km/h. Certo, per apprezzarla a fondo occorre essere degli fan dei track day, ma sono certo troverà un posto di rilievo nel mondo popolato da Ariel Atom e Ginetta.
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