Il motore a benzina vive un nuovo periodo di successo e parziale supremazia soprattutto a danno del Diesel, poiché la trazione elettrica non rappresenta ancora una minaccia concreta. Dopo un lunghissimo periodo di sostanziale stasi progettuale, quindi, si affacciano nuove soluzioni per migliorarne il rendimento, anche se la termodinamica insegna che ci sono limiti non valicabili dal ciclo Otto. Una delle innovazioni più interessanti è quella del motore VC Turbo di Infiniti montato sulla Q50, dove VC sta per Variable Compression, compressione variabile; soluzione che a suo tempo, prima della svolta elettrica, interessò anche VW (e prima Saab). E' noto infatti che il rendimento di un motore aumenta al crescere del rapporto di compressione (per questo i Diesel sono migliori) e la soluzione del gruppo franco-giapponese ottiene i vantaggi della variabilità tra 8 e 14:1 del tasso di compressione grazie a uno speciale manovellismo (vedi immagine), la cui affidabilità nel tempo è però ancora tutta da valutare. Nella posizione con il rapporto più basso si usa il turbo per otterenere dal 2 litri maggior potenza, i 272 CV dichiarati, mentre salendo a 14:1 si aumenta il rendimento e riduce il consumo. Il risparmio dichiarato per la Q50 rispetto alla vecchia versione è attorno al 30%, valore notevole anche se il paragone è fatto tra l'attuale 4 cilindri turbo di 2 litri e un V6 aspirato di 3.7 litri da 330 CV. Negli Usa, dove sono molto attenti al consumo visto l'abituale uso come commuter dell'auto, la soluzione sta avendo un certo successo e la compressione variabile, quantomeno sui motori di alta gamma, potrebbe estendersi anche ad altri costruttori. In un Paese dove il numero di cilindri conta (beati loro!) è però un problema il fatto che il meccanismo non sia al momento disponibile per i motori a V. E bisogna vedere se lo sviluppo sia remunerativo visto l'incalzare delle elettriche.
14 febbraio 2018
Cala il consumo con la compressione variabile
Il motore a benzina vive un nuovo periodo di successo e parziale supremazia soprattutto a danno del Diesel, poiché la trazione elettrica non rappresenta ancora una minaccia concreta. Dopo un lunghissimo periodo di sostanziale stasi progettuale, quindi, si affacciano nuove soluzioni per migliorarne il rendimento, anche se la termodinamica insegna che ci sono limiti non valicabili dal ciclo Otto. Una delle innovazioni più interessanti è quella del motore VC Turbo di Infiniti montato sulla Q50, dove VC sta per Variable Compression, compressione variabile; soluzione che a suo tempo, prima della svolta elettrica, interessò anche VW (e prima Saab). E' noto infatti che il rendimento di un motore aumenta al crescere del rapporto di compressione (per questo i Diesel sono migliori) e la soluzione del gruppo franco-giapponese ottiene i vantaggi della variabilità tra 8 e 14:1 del tasso di compressione grazie a uno speciale manovellismo (vedi immagine), la cui affidabilità nel tempo è però ancora tutta da valutare. Nella posizione con il rapporto più basso si usa il turbo per otterenere dal 2 litri maggior potenza, i 272 CV dichiarati, mentre salendo a 14:1 si aumenta il rendimento e riduce il consumo. Il risparmio dichiarato per la Q50 rispetto alla vecchia versione è attorno al 30%, valore notevole anche se il paragone è fatto tra l'attuale 4 cilindri turbo di 2 litri e un V6 aspirato di 3.7 litri da 330 CV. Negli Usa, dove sono molto attenti al consumo visto l'abituale uso come commuter dell'auto, la soluzione sta avendo un certo successo e la compressione variabile, quantomeno sui motori di alta gamma, potrebbe estendersi anche ad altri costruttori. In un Paese dove il numero di cilindri conta (beati loro!) è però un problema il fatto che il meccanismo non sia al momento disponibile per i motori a V. E bisogna vedere se lo sviluppo sia remunerativo visto l'incalzare delle elettriche.
13 febbraio 2018
La Supra a Ginevra
In qualità di appassionati, ritengo conosciate bene il tormentone della Toyota Supra; se volete rinfrescarvi le idee date un'occhiata a ritroso di link qui: http://auto-thrill.blogspot.it/2018/01/la-supra-avra-il-brand-gazoo-racing.html. Ora però Toyota pare abbia rotto gli indugi e all'imminente salone di Ginevra presenterà una modern racing concept della quale ha diffuso un teaser. Il comunicato parla anche del "ritorno di una sportivca iconica sul mercato", quindi parrebbe implicito si tratti della Supra. Il condizionale però è d'obbligo, perché assodata la progettazione comune con BMW per la nuova Z4, di fatto della tedesca circolano da tempo su strada i prototipi mentre della jap non è stato colto nulla. E l'esagerata Gazoo Racing LMP1 sarebbe solo la traccia per la versione stradale, fatto salvo il battesimo del nuovo brand sportivo nipponico. La joint venture con i tedeschi potrebbe avere però ricadute più incisive sulla produzione: è il caso del 6 in linea di 3 litri da 340 CV di Monaco che potrebbe trovare alloggiamento sulle versioni normali affiancandosi al 2.4 V6 delle ibride da corsa. Anche la scocca in fibra di carbonio nasce dalla progettazione comune, mentre alcune foto spia avrebbero immortalato addirittura sistemi di controllo dell'infotainment mediante il tipico pomello rotante BMW.
In Cina spakka la copia Porsche in rosa
Zotye Auto è un'azienda cinese dello Zhejiang specializzata in
copie. Copie di auto tedesche e giapponesi in particolare, che
vengono vendute tranquillamente sul mercato nazionale grazie alla
legislazione del Celeste Impero che notoriamente è piuttosto distratta nei confronti della scarsa immaginazione locale a danno di chi subisce il plagio. In questo caso
tocca a Porsche con questa SR9 SUV Macan, soprannominata Nusheng (che
significa dea) per la evidente destinazione al pubblico femminile
(quello cinese, peraltro; non credo che dalle nostre parti potremmo definirla un prodotto che spakka). L'auto sarà presentata
il mese prossimo al Salone dell'Auto di Shanghai e la società ha
appena rivelato le immagini dell'interno, caratterizzato da una fodera rosa sulla copertura del pannello di
controllo, un bracciolo rosa, porte decorate in rosa, una fodera
centrale del tunnel rosa così come il rivestimento del pomello del cambio. Il tripudio kitsch continua anche all'esterno, ma con meno ricercatezza, dato che il
rosa domina ovunque eccetto per le ruote; grave mancanza questa nel concetto
di uniformità del veicolo che rappresenta il suo claim. Ah, last but not least, è possibile far incidere le proprie iniziali sui poggiatesta, ultimo tocco di classe. Motore 2 litri turbo da 190
cavalli; prezzo di 180.000 yuan, pari a circa 23.200 euro. Beh, almeno costa poco.
12 febbraio 2018
Alla fine però un attivo ci dev'essere
Il prossimo che mi racconta che l'economia è una scienza... Il perché di tanta disillusione viene una volta di più da una valutazione senza preconcetti di quanto i criteri di valore, rendimento e sicurezza di un investimento valgano o meno a secondo dell'umore di chi li valuta. L'aggancio al mondo auto è quello di Tesla, che dopo il progetto visionario e riuscito di SpaceX del lancio di un'auto nello spazio, splendido spreco di una montagna di denaro, ha ottenuto l'abituale ritorno d'immagine per Elon Musk di essere sulla bocca di tutti e confermare la fiducia nelle proprie idee. Solo nelle idee, però, perché a guardare i bilanci di Tesla le cose sono tutt'altro che rosee. L'esame dei conti mostra infatti un passivo di ben 1,96 miliardi di dollari, con il record di perdite trimestrale di 675,4 milioni negli ultimi mesi dell'anno. Sono dati da valutare però in maniera comparata. La redditività è cresciuta infatti di un miliardo, a 3,29 miliardi di dollari grazie alle vendite di veicoli ad altre Case, mentre i deposti dei clienti sono saliti a 858 milioni. Non bastano a scrivere tutto in nero, ma Musk acchiappa attenzione e soldi con la sua visione positiva del futuro. E se riuscirà finalmente a consegnare abbastanza Model 3 alzando la produzione a 2.500 auto la settimana nel primo trimestre 2018 e a 5.000 per dicembre le cose potrebbero sistemarsi definitivamente nel prossimo periodo. Il fatto è che non si è ancora capito però quali esattamente siano i problemi che impediscono il raggiungimento del traguardo produttivo previsto. Se si tratti della disponibilità di batterie o dei sistemi di assemblaggio "vecchio stile". In ogni caso Tesla quest'anno si gioca tutto, perché oggi anche le speculazioni in borsa hanno tempi da terzo millennio. Quindi corrono; e se non riesci a rilanciare di continuo ti ritrovi con il cerino in mano.
Prestazioni e qualità, regola aurea
Il marchio Porsche è
sin dagli esordi associato alla sportività dei suoi modelli, alle
loro prestazioni in senso assoluto. Ma c’è un’altra
caratteristica delle auto di Stoccarda che ormai è così abituale da
esser data per scontata: l’affidabilità, dote che pur con i
progressi della tecnologia non sempre si può connettere a un’auto
quando le si chiedono performance fuori dal comune. Porsche ha fatto
di questa dualità il suo claim e chi compra una delle sue auto sa di
poter contare su un veicolo che sarà in grado di soddisfarlo per
anni senza cali prestazionali o défaillance legate all’uso. Tutto
questo si ottiene con un’attenzione molto focalizzata sulla
qualità, qualità dei materiali ma soprattutto qualità costruttiva.
E proprio su questo argomento la Casa ha organizzato un incontro
nello stabilimento Sassone di Lipsia, che insieme a quelli di
Weissach e Zuffenhausen compone la costellazione produttiva e
innovativa del marchio. Qui si realizzano le Panamera, le Cayenne e
le Macan, ma sono state assemblate anche le 1270 Carrera GT in serie
limitata, mentre sulla linea circolano anche scocche Bentley.
L’ottenimento di elevati standard qualitativi passa dunque per un
approccio alla produzione aperto, che deve tener conto del
cambiamento in atto tanto nelle esigenze del cliente quanto delle
variazioni nelle normative in vigore. Deve inoltre fronteggiare una
crescente pressione sui costi produttivi e se da un lato può
sfruttare la riduzione delle spese di processo legata alla
digitalizzazione connessa all’industria 4.0, dall’altro ha la
prospettiva del mantenimento degli standard a fronte del profondo
cambiamento introdotto con i veicoli ibridi ed elettrici, che
rappresentano la sfida del prossimo futuro.
La prima cosa che ti
colpisce entrando nello stabilimento è l’onnipresenza dei robot
che sovrintendono alle principali operazioni di assemblaggio. Lo
stabilimento di Lipsia sembra il set di un film di fantascienza, con
i rari umani che guardano a schermi di computer con ruoli di
controllo. Qualità vuol dire assemblaggi precisi e perfetti, ma
l’impiego sempre più diffuso di leghe leggere e materiali
compositi in connubio con acciai alto resistenziali impone tecniche
di giunzione sempre più sofisticate, dalla chiodatura
all’incollaggio, che evitino l’instaurarsi di corrosioni
galvaniche e garantiscano nel tempo la stessa affidabilità delle
saldature. E proprio per avere questa garanzia ogni anno otto vetture
prese a campione casuale dalla produzione vengono completamente
disassemblate da un gruppo di operai specializzati per valutare con
tecniche di microscopia e analisi dei materiali la resistenza e
l’affidabilità di ogni giunzione, operazione che dura due mesi per
ciascuna auto. Altro argomento che garantisce alta qualità è il
livello di finitura dei particolari. Alla Porsche i lamierati vengono
esaminati con particolari sistemi ottici per eliminare ogni
imperfezione, che nel caso vengono eliminate a mano con l’ausilio
di abrasivi di diversa grana. Tutto questo prima della verniciatura,
perché dopo il trattamento c’è un altro esame che deve garantire
una finitura superficiale perfetta e resistente agli agenti
atmosferici. Ma la qualità è un concetto dinamico ed è per questo
che Porsche sta testando Inno-Space, un sistema di realtà aumentata
che sarà integrato nella produzione entro la fine dell’anno e che
garantirà un controllo ancora più stretto degli standard. Il mondo
dell’auto sta cambiando, ma pur con l’ascesa della share economy
il segmento delle auto di prestigio e prestazionali cui appartiene
Porsche ha ancora le chanche per un posizionamento di mercato
stabile. A patto che la qualità sia sempre un must.
06 febbraio 2018
Bus autonomi Volvo per Singapore
Volvo ha annunciato una joint venture con l'università NTU di Singapore che ha lo scopo di dare il via nel 2019 ai test di un servizio di autobus a guida autonoma per il trasporto pubblico nella città stato asiatica. Si tratta della prima applicazione al mondo del concetto di guida autonoma al trasporto pubblico. Il veicolo scelto per l'implementazione del servizio è il Volvo 7900 da 40 posti già in servizio in molti Paesi, che con il suo sistema di trazione elettrica consente una riduzione dell'80% dell'energia consumata rispetto a un autobus Diesel delle stesse dimensioni. Il sistema di acquisizione dati per la guida autonoma si basa su GPS e LIDAR e il veicolo è supportato dalle europee SMRT e ABB per la fornitura dei sistemi elettrici di trazione e ricarica; la sperimentazione avrà inizio su un circuito di test all'interno del campus di NTU che riproduce le reali condizioni di guida di un tratto cittadino.
Porsche accelera sull'elettrico
Porsche, in quanto parte del gruppo VW ha ovviamente sposato la svolta elettrica e si avvia a investire più di 6 miliardi di euro nei prossimi 4 anni per il rinnovo di gamma, che prevederà modelli ibridi ed elettrici, sistemi di ricarica veloce e iniziative collaterali nell'ambito della mobilità intelligente (?!). La decisione va di concerto con quella di azzerare le versioni Diesel nelle prossime auto di Stoccarda, concentrandosi per ora sulle ibride come rimpiazzo per chi desideri una Porsche badando al costo d'esercizio. Per quanto riguarda la Mission E, prima elettrica pura del brand che potrebbe partecipare al campionato EPCS in futuro, il budget destinato alla vettura supererebbe i 500 milioni, considerato che l'auto darà origine a una gamma con prezzi a partire da 70.000 € e che di fatto sarà collocata nel segmento della Panamera. Il debutto della Mission E è previsto per il 2020, quando Porsche prevede di aver installato 400 stazioni di ricarica veloce sul territorio europeo, sistemi che permetteranno alla vettura di ricaricarsi per un'autonomia attorno ai 400 km in soli 15 minuti.
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