Il salone di Ginevra 2017 è una sorta di ritorno alla concretezza: meno concept, meno progetti futuristici, più auto vere, pronte da vendere. Un importante segnale tanto di fiducia quanto di ripresa del settore, ma anche una situazione di attesa per la necessità di capire i nuovi assetti continentali, scompigliati dall'acquisizione di Opel/Vauxhall da parte di PSA. Il tutto inframmezzato da supercar a pioggia, dalla storiche (Bugatti, Koenigsegg) a quelle del ricco appassionato (Scuderia Cameron Glickenhaus) o alle Aston rifatte eleganti come negli anni '60 dalla David Brown Automotive (il DB delle auto di James Bond). Certo, qualcosa si muove. Ma non si può ancora parlare di ripresa vera e propria. Non senza affrontare il tema di cosa è diventata e cosa diventerà l'automobile domani, con buona pace della congestione ormai spalmata su tutte le strade d'Europa cui le concept dello svizzero Sbarro cercano di dare una risposta intelligente e creativa. Non siamo tornati agli anni '90 e non ci torneremo più. Ma forse sono maturi i tempi di un nuovo concetto di mobilità, di cui l'auto sicuramente farà parte pur priva di un ruolo da protagonista. Solita gallery di cosa c'è da vedere.
08 marzo 2017
Le novità di Ginevra
Il salone di Ginevra 2017 è una sorta di ritorno alla concretezza: meno concept, meno progetti futuristici, più auto vere, pronte da vendere. Un importante segnale tanto di fiducia quanto di ripresa del settore, ma anche una situazione di attesa per la necessità di capire i nuovi assetti continentali, scompigliati dall'acquisizione di Opel/Vauxhall da parte di PSA. Il tutto inframmezzato da supercar a pioggia, dalla storiche (Bugatti, Koenigsegg) a quelle del ricco appassionato (Scuderia Cameron Glickenhaus) o alle Aston rifatte eleganti come negli anni '60 dalla David Brown Automotive (il DB delle auto di James Bond). Certo, qualcosa si muove. Ma non si può ancora parlare di ripresa vera e propria. Non senza affrontare il tema di cosa è diventata e cosa diventerà l'automobile domani, con buona pace della congestione ormai spalmata su tutte le strade d'Europa cui le concept dello svizzero Sbarro cercano di dare una risposta intelligente e creativa. Non siamo tornati agli anni '90 e non ci torneremo più. Ma forse sono maturi i tempi di un nuovo concetto di mobilità, di cui l'auto sicuramente farà parte pur priva di un ruolo da protagonista. Solita gallery di cosa c'è da vedere.
06 marzo 2017
Opel è di nuovo europea
Alla fine tutto è andato secondo i piani di PSA: Opel passa di mano e da americana torna (dopo quasi novant'anni, dal 1929) sotto il controllo di un'azienda europea. Nasce il secondo gruppo produttivo europeo, dopo Volkswagen, con un'operazione che ammonta a 2,2 miliardi di euro, uno per Opel e 900 milioni per Vauxhall, la filiale britannica. Nel complesso giro di valzer finanziario gli assetti complessivi prevedono che ora GM diventi in pratica socia di PSA insieme allo stato francese e ai cinesi di Dongfeng, il tutto per un totale del 42% delle azioni. L'acquisizione era in bilico per il problema dei fondi pensione dei lavoratori europei gestiti da GM per la cui futura gestione erano molte le ambasce. Ma la trattativa è stata chiusa lasciando agli americani la gestione e senza coinvolgere quindi PSA. Il gruppo, che sotto l'abile guida di Tavares dopo anni di passivo ha chiuso il 2016 con un attivo di 2 miliardi (quelli reinvestiti in Opel?), ora dispone di 28 stabilimenti in tutta Europa con un totale comprese le consociate di 210.000 dipendenti e una quota di mercato acquisita del 16,6%. Ora vedremo come i piani di sviluppo di PSA cambieranno il panorama del mercato, una prospettiva che non può che movimentare in positivo (dopo tanti anni di stasi) tutto l'ambiente.
02 marzo 2017
Sport Turismo is coming
E' da due anni che se ne parla, anzi, sin dalla concept del 2012. Ora la Panamera Sport Turismo debutta, ovviamente a Ginevra. Realizzata sulla scocca della seconda generazione, è molto Sport e poco Turismo, dato che vede una crescita di soli 20 litri del volume destinato ai bagagli; abbattendo gli schienali si arriva però a 1.390. L'auto è assai simile alla concept ma a mio parere non del tutto riuscita stilisticamente: l'imponenza dei volumi la rende infatti un po' pesante e le modifiche nella parte posteriore destinate ad accogliere la maggiore superficie vetrata non aiutano; ma riconosco che è una questione di opinioni. Le station sportive stanno però nel dna del gruppo VW e questa versione della Panamera mostra un'apertura del portellone a filo del paraurti per rendere più facile il carico, portellone che incorpora nella parte superiore uno spoiler ad azionamento elettrico, soluzione tipica di Porsche che aggiunge fino a 50 kg di deportanza alla veloce vettura. Il suo funzionamento è controllato elettronicamente: fino a 170 orari è retratto e riduce la resistenza aerodinamica, oltre tale limite emerge con un'angolazione di 1° nella configurazione definita performance. Se però il guidatore seleziona la modalità di guida Sport o Sport Plus lo spoiler si estende già a 90 km/h, soluzione leggermente esibizionistica che si associa a quella con angolazione a 26° che serve a ridurre il fruscio aerodinamico quando il tetto apribile è aperto. Tanto impegno per l'aerodinamica posteriore trova riscontro nello spazio a bordo, che dietro prevede tre sedili, con quello centrale che risulta però sacrificato tanto in larghezza quanto dal tunnel centrale. Diversi i motori disponibili: V6 turbo 3 litri da 330 CV per la Panamera 4, V6 turbo 2,9 litri da 440 CV per la 4S, V8 biturbo di 4 litri da 550 CV per la Turbo. Poi ci sono la turbodiesel, V8 con 422 CV e la 4 E-Hybrid con un V6 2,9 da 330 CV e un motore elettrico da 136 per un totale combinato di 462 CV. Prezzi a partire da 101.562 euro, ça va sans dire.
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