12 novembre 2015
Le nuova Impreza a L.A.
Anche la Subaru sceglie il salone di Los Angeles per la sua presentazione: l'auto in oggetto è la Impreza della nuova generazione, della quale è stato per ora diffuso per ora soltanto un teaser ma che di fatto è una versione più vicina alla produzione della concept vista a Tokyo. La Subaru Impreza Sedan è a due volumi e mostra un piglio più sportivo della precedente serie anche per le versioni "normali" (intendo quelle diverse dalla STI), con passaruota allargati e andamento a goccia della parte superiore. La vettura impiega la piattaforma modulare SGP che sarà adottata anche da tutte le nuove auto del brand a eccezione della BRZ, che farà ancora affidamento su una scocca Toyota. La nuova Impreza sarà costruita nello stabilimento in Giappone e in quello Usa di Lafayette e sarà sul mercato nel 2017.
11 novembre 2015
Una selva di marce
Il numero di rapporti delle trasmissioni automatiche è andato gradatamente aumentando, rendendole sempre più vicine alla variazione continua, con l'obiettivo di ridurre i consumi e migliorare le accelerazioni a parità di potenza. Attualmente si possono ritenere quasi standard i cambi a 8 marce, mentre l'unico a 9, per ora montato su Jeep e Range Rover, ha dato grossi problemi di funzionamento e affidabilità. Si potrebbe concludere quindi che l'aumento di complessità conseguente a quello dei rapporti abbia minato l'affidabilità del dispositivo, costruito peraltro nientemeno che dalla ZF, una dei leader nel campo. Ma non la pensano così alla Honda, dove è stata sviluppata una trasmissione a 10 rapporti destinata ai propri motori V6 che sarà disponibile dal 2017. Il gruppo è realizzato per l'accoppiamento trasversale e impiega ingranaggi planetari; in caso di rapida richiesta di coppia (per esempio sorpassi) può arrivare a scalare anche 4 rapporti alla volta. Honda è famosa per la cura dei propri prodotti; ora si tratta di vedere se i giapponesi siano meglio dei tedeschi.
Guida selvaggia
In questo simpatico mini-film un truck da 800 CV guidato dal pilota BJ Baldwin insegue Bruce The Sasquatch, il tanto popolare quanto mitico uomo dei boschi Usa, che pare se la cavi bene sia con la guida off road sia con le ragazze. Più che i salti, sono spettacolari gli atterraggi: le sospensioni del Trophy Truck di Baldwin sono davvero eccezionali.
La Giulia fa il muletto?
Ferrari va avanti con lo sviluppo della Dino, che non è ancora chiaro se rientri a tutti gli effetti nella gamma principale o, come la sua antenata 40anni fa, vada a costituire un brand a sé stante. Trattandosi comme d'habitude di una sportiva di razza, la discriminante è tipicamente il propulsore e qui ce n'è uno nuovo o quasi. E'infatti il V6 biturbo della Giulia Quadrifoglio Verde, la nuova Alfa la cui serie "normale" è stata appena ritardata di sei mesi (same old story in Alfa, no?) cosa che a questo punto colloca la Giulia più come muletto per il Cavallino che come alfiere di gamma. Un propulsore da 2.9 litri, 510 CV e 600 Nm, realizzato per competere con quelli tedeschi dello stesso genere, tanto che ha la disattivazione dei cilindri e lo start&stop. Alla Ferrari negano con forza si tratti di un entry model; non è interesse del marchio ampliare la propria platea né proporre modelli a minor prezzo. Comunque, per quanto potente, un V6 non è certo all'altezza di aspirati ad albero piatto come il 4.5 della 458 Italia o il 3.9 turbo della 488 GTB. Per non parlare del sound. Vedremo quindi quale sarà l'evoluzione della Dino, che sta facendo i test stradali in Germania sotto le spoglie di una 458 Italia modificata.
La SL a Los Angeles
Quando comincia la stagione dei saloni (questa, appunto) c'è da perdersi. Le Casa dividono infatti le novità sui diversi palcoscenici e basta tralasciarne uno per perdersi qualcosa di (magari) importante. Mercedes-Benz, per esempio, ha scelto Los Angeles per il debutto della nuova SL, che potrebbe subire più di un semplice facelift. Per ora è stato diffuso però soltanto un teaser frontale, che rivela poco dei potenziali cambiamenti sul resto della vettura. Appuntamento tra una settimana per il reveal.
10 novembre 2015
La vedo, mi piace, la stampo
L'automobile ha ampiamente superato il secolo di vita e per quanto il suo concetto sia stato adeguato ai tempi, mantiene ancora qualcosa di strutturalmente antico: il processo costruttivo. Gran parte delle vetture sono infatti costruite con le evoluzioni più recenti della catena di montaggio, che risale a Henry Ford e che sempre più mostra la corda per l'intrinseca scarsa flessibilità. Ma, come spesso succede, trovare un'alternativa è tutt'altro che semplice, a meno di non passare alla lavorazione semi-artigianale, inadatta alle grandi produzioni. L'evoluzione delle stampanti 3D è però in pieno svolgimento e una delle leader del settore, la Local Motors, è ormai pronta al debutto nel mondo automotive. Dopo la Strati, che ha segnato l'inizio del cammino con la prototipazione, ora l'azienda è pronta alla serie con la Swim, realizzata in termoplastica sotto il marchio LM3D nell'impianto di Knoxville, in Tennessee (pronto a fine anno). La vettura è attualmente sottoposta ai crash test e alla certificazione della NHTSA e per il 2017 dovrebbe essere in vendita. E' una specie di buggy molto leggera che dovrebbe avere nella facilità di customizzazione il suo atout, anche se occorrerà valutare se le modifiche richieste non alterino le doti di resistenza della scocca stampata. Di sicuro sarà però assai leggera e questo è di per sè già un vantaggio. Nessuna notizia al momento sulla parte tecnica, ma l'idea è di ottenere licenze per impiegare meccaniche affidabili e di piccola cilindrata oppure trazione elettrica. C'è solo un piccolo problema: l'analisi dei costi ha portato a un prezzo di vendita attorno a 53.000 dollari. Un po' tantino per un'auto la cui durability è tutta da provare, non trovate?
Il futuro leggero di Yamaha
Un paio di settimana fa citavo la Yamaha Sports Ride Concept presentata a Tokyo; in particolare facevo riferimento all'innovativo ma un po' misterioso processo costruttivo ideato da Gordon Murray, definito iStream. Ora si sa qualcosa di più su questa tecnica. Il nome completo è iStream Carbon e deriva da quella sviluppato dallo stesso Murray per la vetroresina; qui invece delle fibre vetrose si impiegano invece quelle di carbonio. La chiave di tutto è però un sistema meccanizzato per la produzione dei pannelli, capace di sfornarne uno con la forma prescelta ogni minuto e mezzo. La grande versatilità dimensionale consente quindi sia piccole produzioni, attorno a 1.000 vetture, sia grandi, oltre le 350.000, con un enorme risparmio in termini di peso e uno parimenti sensibile nell'ambito degli investimenti per il sito produttivo. Murray sta lavorando su più fronti per affermare la sua tecnologia, che si presta a numerose varianti, come quella adottata dalla giapponese Toray che per raggiungere il minimo peso impiega una struttura a nido d'ape in carta tra due fogli di carbonio.
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