23 maggio 2025

Povertà dei trasporti

La Commissione affronta la situazione dei trasporti nella UE con l'ottica dei prossimi piani sociali per il clima.

Già la scelta dei termini la dice lunga su quanto la Commissione Europea sia vicina alla popolazione. Chiamare infatti povertà dei trasporti la scarsità o assenza di mezzi collettivi fa molto gruppo di radical chic in salotto che dicute dei poveri alla maniera di Robespierre.

Nei fatti, la recente raccomandazione, inserita nel contesto del Fondo sociale per il clima, sembra celare un intento non dichiarato a parole ma evidente nelle scelte tecniche: orientare il sistema dei trasporti lontano dalla mobilità privata tradizionale.
Pur dichiarando attenzione alle difficoltà delle fasce vulnerabili, le misure proposte, leasing sociale per veicoli a zero emissioni, voucher per il trasporto pubblico, servizi on demand elettrici e potenziamento delle infrastrutture collettive, delineano infatti un quadro dove l’automobile di proprietà perde progressivamente il suo ruolo centrale.


Nel dettaglio, vincolare l’accesso ai fondi europei a piani nazionali che prevedano regimi di leasing per auto elettriche anziché sussidi o incentivi all’acquisto favorisce un modello di utilizzo temporaneo e controllato del veicolo privato. Ciò, unito all’introduzione di voucher e servizi di trasporto a emissioni zero a richiesta, tende a spingere cittadini e comunità verso una fruizione più collettiva e condivisa della mobilità.
Parallelamente, le mappe del JRC (il Centro Comune di Ricerca) che evidenziano le aree con infrastrutture carenti giustificano investimenti prioritari in trasporto pubblico, relegando l’auto privata a opzione residuale nelle zone più densamente abitate.

La strategia europea, quindi, promuove un cambio culturale: dallo status symbol del veicolo individuale all’uso combinato di mezzi collettivi, flotta elettrica condivisa e soluzioni di micromobilità. La Commissione non parla esplicitamente di limitazioni all’auto privata, ma il mix di requisiti per i finanziamenti, incentivi mirati e infrastrutture dedicate disegna un futuro in cui questa viene progressivamente scoraggiata.

Se quindi si punta a trasformare radicalmente il modo in cui ci si sposta, non c'è forse un corto circuito con la necessità di sostenere l'industria dell'auto?
Ma soprattutto, come la mettiamo con la nostra legittima libertà di movimento?

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