Perfetto esempio di multitasking, mentre spinge con decisione sulle prossime auto elettriche a batteria, Audi non accantona il progetto idrogeno e lo ripropone per il prossimo futuro. Non sfugge a nessuno (che non sia ingenuo o credulone), infatti, che gli accumulatori non possano rappresentare la fonte di energia imbarcata definitiva per gli anni a venire: la relativamente scarsa abbondanza di materie prime per la loro realizzazione e i limiti di capacità li individuano nei piani di sviluppo di una grande Casa come soluzione temporanea. Quindi, se da un lato il motore elettrico resta indubbiamente il migliore per l'autotrazione, il problema è come alimentarlo e dotare l'auto di un sistema adeguato in tal senso. La soluzione è dunque produrre la corrente a bordo anziché accumularla e il grimaldello tecnologico per ottenere tutto ciò l'adozione delle fuel cell. Così la Casa degli anelli rilancia il programma h-tron che prevede già per quest'anno la sesta generazione di una vettura sperimentale la cui evoluzione dovrebbe far parte di una piccola flotta offerta a clienti selezionati in leasing nel 2021. I piani prevedono una linea di produzione dedicata nell'impianto di Neckarsulm, ove lo sviluppo della tecnologia dell'idrogeno verrà portato avanti nell'ambito della joint venture con Hyundai annunciata nel giugno scorso. Il problema chiave delle fuel cell per autotrazione resta però quello della risposta alle rapide esigenze di aumento della potenza erogata, situazione in cui occorre ancora un accumulatore buffer che provveda a fornire istantaneamente l'intensità di corrente richiesta. Nel progetto Audi questo dispositivo ha una capacità attorno a 40 kWh, molti, anche se nettamente meno di quelli di un'elettrica a batteria di ultima generazione. L'obiettivo è perciò realizzare a costi industrialmente sostenibili celle a combustibile capaci di fare a meno del buffer, oltre all'argomento chiave di mettere in piedi una rete di rifornimento di idrogeno, elemento che come noto non è una fonte primaria e richiede cospicui investimenti per produzione, trasporto e sistemi di sicurezza.
03 maggio 2019
Audi rilancia le h-tron
Perfetto esempio di multitasking, mentre spinge con decisione sulle prossime auto elettriche a batteria, Audi non accantona il progetto idrogeno e lo ripropone per il prossimo futuro. Non sfugge a nessuno (che non sia ingenuo o credulone), infatti, che gli accumulatori non possano rappresentare la fonte di energia imbarcata definitiva per gli anni a venire: la relativamente scarsa abbondanza di materie prime per la loro realizzazione e i limiti di capacità li individuano nei piani di sviluppo di una grande Casa come soluzione temporanea. Quindi, se da un lato il motore elettrico resta indubbiamente il migliore per l'autotrazione, il problema è come alimentarlo e dotare l'auto di un sistema adeguato in tal senso. La soluzione è dunque produrre la corrente a bordo anziché accumularla e il grimaldello tecnologico per ottenere tutto ciò l'adozione delle fuel cell. Così la Casa degli anelli rilancia il programma h-tron che prevede già per quest'anno la sesta generazione di una vettura sperimentale la cui evoluzione dovrebbe far parte di una piccola flotta offerta a clienti selezionati in leasing nel 2021. I piani prevedono una linea di produzione dedicata nell'impianto di Neckarsulm, ove lo sviluppo della tecnologia dell'idrogeno verrà portato avanti nell'ambito della joint venture con Hyundai annunciata nel giugno scorso. Il problema chiave delle fuel cell per autotrazione resta però quello della risposta alle rapide esigenze di aumento della potenza erogata, situazione in cui occorre ancora un accumulatore buffer che provveda a fornire istantaneamente l'intensità di corrente richiesta. Nel progetto Audi questo dispositivo ha una capacità attorno a 40 kWh, molti, anche se nettamente meno di quelli di un'elettrica a batteria di ultima generazione. L'obiettivo è perciò realizzare a costi industrialmente sostenibili celle a combustibile capaci di fare a meno del buffer, oltre all'argomento chiave di mettere in piedi una rete di rifornimento di idrogeno, elemento che come noto non è una fonte primaria e richiede cospicui investimenti per produzione, trasporto e sistemi di sicurezza.
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