Se dico Continental, cosa vi viene in mente? Gomme, di sicuro.
Gomme tedesche. Ma il gruppo, che fattura quasi 44 miliardi, è molto
di più, un fornitore di tecnologia trasversale che monta i suoi
prodotti sui principali brand. Gli pneumatici sono solo ¼ del
business. Il resto sono cruscotti, visualizzatori, sensori,
telecamere, radar, laser; e poi servofreni, attuatori, sospensioni,
gruppi e motori elettrici. Insomma un po’ tutto quel che serve per
assemblare un’auto moderna, ma anche per progettare quella di
domani. Ho partecipato a un workshop informativo proprio su questa
categoria di prodotti alla pista ACI di Arese; dunque, quale miglior
interlocutore per farmi raccontare l’auto del futuro?
Intanto una certezza. L’auto di domani sarà elettrica, non c’è
storia. Il limite di 95 g/km per le emissioni di CO2 che entrerà in
vigore nel 2020 e sarà applicato a tutte i veicoli implica che nella
gamma delle Case ci dovranno essere auto a trazione elettrica, le
uniche che, non avendo emissioni, possano abbassare la media e
riportarla entro i limiti. Quindi anche l’evoluzione dei benzina,
che dopo uno stop ultraventennale a favore del cartello Diesel è
attualmente in corso, vedrà un trasferimento di risorse a favore
dell’elettrico; un po’ quello che sta facendo VW.
Quindi c’è da gestire una transizione assai complessa, che
vedrà nei prossimi anni la coesistenza di differenti mezzi di
propulsione, tutti accomunati però dall’altro grande capitolo
della circolazione futura: l’obiettivo zero incidenti, ergo ridurre
a percentuali minime gli infortuni. Per fare ciò occorre che
qualcuno, o meglio qualcosa, sovrintenda alla circolazione. Ed eccoci
alla guida automatica. Qui Continental, tramite il know how di
società del gruppo come VDO e Siemens, può mettere in campo la sua
gamma di sensori e attuatori che già oggi permetterebbero un self
driving di livello 5, quello dell’autonomia completa, che solo a
causa delle complessità legate a legislazioni, tipologie di traffico
e diverse aree di sviluppo nel mondo è tutt’ora in fase
sperimentale.
Guida automatica vuol dire internet of things, oggetti
intelligenti che comunicano tra loro, nel caso specifico le auto. Il
modello è quello aeronautico: gli aerei sono sempre sotto la tutela
della torre di controllo, ma si scambiano pure informazioni
direttamente per sapere in anticipo di perturbazioni o problemi.
Anche le automobili dovranno fare lo stesso, ma su scala più ridotta
e in modo automatico. Se ho pianificato un percorso, dovrò far
sapere agli altri quale sia, in modo che la centrale operativa (non
necessariamente umana, ma più
facilmente dotata di intelligenza artificiale) sia in grado di
determinare il flusso di traffico in quella direzione, possa evitare
ingorghi e garantire, magari con una serie di semafori verdi, il
minor tempo di transito possibile. Sembra fantascienza, ma è già
dietro l’angolo, le cose stanno evolvendo assai rapidamente e le
nuove tecnologie bruciano le vecchie ormai nell’ordine di sei mesi.
Infine, un’auto elettrica richiede un progetto completamente
diverso da quello tradizionale. Pensate solo ai freni. Con la
rigenerazione avere grandi dischi diventerà inutile. Già oggi con
una BMW i3 si sperimenta il concetto di guida monopedale: rilasciando
l’acceleratore il rallentamento è tale che in pratica il freno non
si usa. Di qui l’impiego di leggeri dischi in alluminio, meno
resistenti ma capaci di rallentare solo se serve o addirittura il
ritorno ai tamburi, mentre le ruote potrebbero diventare attive con
il Conti Adapt. Un sistema ruota-pneumatico capace di allargare o
ridurre l’area d’impronta per adattarla alle condizioni del
terreno, unito a una serie di microcompressori alimentati a 48 V
all’interno della copertura per regolare in sincronia la pressione.
Futuro anteriore? Meglio abituarsi (e parlo pure per me) alla svolta
della mobilità.

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