L'affermazione che a ogni nuova invenzione in passato corrisponda qualcosa di simile è fondamentalmente vera. Parlo del campo auto, ovviamente, e nel caso specifico mi riferisco alla Infiniti (leggi Renault-Nissan), che al salone di Parigi ha presentato il suo VC- Turbo, un motore a compressione variabile. Il precedente è della Saab, azienda ahimè fallita ma molto creativa e vivace, che mi invitò a fine anni '90 nella sede di Trollhättan per mostrarmi un 4 cilindri con la testata mobile e articolata, in grado quindi di variare il rapporto di compressione del propulsore. Il sistema ideato dai jap è invece diverso e si basa su una diversa articolazione della testa di biella, che viene fissata all'albero con l'interposizione di un'asola che ruotando per l'azione di un servomeccanismo varia la massima altezza che raggiunge il pistone nella canna. Il rapporto di compressione varia così tra 8:1 e 14:1 e permette l'ottimizzazione alle condizioni di guida e al carburante. Quest'ultimo argomento mi sembra il più interessante: uno dei limiti attuali nell'impiego del gas per autotrazione è che non si può sfruttare l'elevato numero di ottano (100 per il gpl, 120 per il metano) dato che il motore deve poter funzionare anche a benzina. Con questo sistema il problema è risolto e si possono finalmente avere motori ad alte prestazioni alimentati a gas, che consumano molto meno degli attuali e sono ancora più più ecologici. Infiniti non ha però fatto menzione dell'argomento ma ha invece inquadrato la novità tecnica in un'ottica di aumento di potenza e riduzione di consumo del suo 2 litri turbocompresso alimentato a benzina; i valori dichiarati sono di 272 CV e 390 Nm, con una cilindrata effettiva che varia da 1.970 a 1.997 cm3. La Casa dichiara inoltre che il sistema consente una riduzione delle vibrazioni anche rispetto a un V6 e una maggiore fluidità di erogazione, ma oggettivamente una maggiore massa in movimento implica altrettanta inerzia e rende certamente meno rapide le variazioni di giri. In ogni caso non si tratta di un'idea da salone: la Casa giapponese intende infatti mettere in produzione l'unità già dal 2018 e pianifica l'introduzione della miglioria anche su altre architetture.
03 ottobre 2016
Infiniti varia la compressione
L'affermazione che a ogni nuova invenzione in passato corrisponda qualcosa di simile è fondamentalmente vera. Parlo del campo auto, ovviamente, e nel caso specifico mi riferisco alla Infiniti (leggi Renault-Nissan), che al salone di Parigi ha presentato il suo VC- Turbo, un motore a compressione variabile. Il precedente è della Saab, azienda ahimè fallita ma molto creativa e vivace, che mi invitò a fine anni '90 nella sede di Trollhättan per mostrarmi un 4 cilindri con la testata mobile e articolata, in grado quindi di variare il rapporto di compressione del propulsore. Il sistema ideato dai jap è invece diverso e si basa su una diversa articolazione della testa di biella, che viene fissata all'albero con l'interposizione di un'asola che ruotando per l'azione di un servomeccanismo varia la massima altezza che raggiunge il pistone nella canna. Il rapporto di compressione varia così tra 8:1 e 14:1 e permette l'ottimizzazione alle condizioni di guida e al carburante. Quest'ultimo argomento mi sembra il più interessante: uno dei limiti attuali nell'impiego del gas per autotrazione è che non si può sfruttare l'elevato numero di ottano (100 per il gpl, 120 per il metano) dato che il motore deve poter funzionare anche a benzina. Con questo sistema il problema è risolto e si possono finalmente avere motori ad alte prestazioni alimentati a gas, che consumano molto meno degli attuali e sono ancora più più ecologici. Infiniti non ha però fatto menzione dell'argomento ma ha invece inquadrato la novità tecnica in un'ottica di aumento di potenza e riduzione di consumo del suo 2 litri turbocompresso alimentato a benzina; i valori dichiarati sono di 272 CV e 390 Nm, con una cilindrata effettiva che varia da 1.970 a 1.997 cm3. La Casa dichiara inoltre che il sistema consente una riduzione delle vibrazioni anche rispetto a un V6 e una maggiore fluidità di erogazione, ma oggettivamente una maggiore massa in movimento implica altrettanta inerzia e rende certamente meno rapide le variazioni di giri. In ogni caso non si tratta di un'idea da salone: la Casa giapponese intende infatti mettere in produzione l'unità già dal 2018 e pianifica l'introduzione della miglioria anche su altre architetture.
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