Se dico Airbus probabilmente vi viene in mente il 380. O i 319 che fanno la spola tra le diverse città europee. Ma la società guarda avanti, molto avanti e mediante una partecipata della Silicon Valley, A3, ha sviluppato Vahana, un piano di mobilità aerea urbana che potrebbe debuttare dal 2020, con i primi voli dei velivolo elettrico autonomo già dal 2017. Ho scritto autonomo e qui sta la chiave di volta di tutto il progetto. Lo spazio aereo rimane infatti l'unica possibilità di sfuggire agli ingorghi permanenti che attanagliano e attanaglieranno in futuro le megalopoli del mondo. La migrazione verso i centri urbani è apparentemente irreversibile e con città da oltre 10 milioni di abitanti la mobilità terrestre diventa talmente congestionata da provocare danni sensibili all'economia. Il progetto Vahana si propone quindi di spostare "verso l'alto" il traffico, ma per far ciò in modo sicuro occorre una guida autonoma; non è possibile infatti concepire il traffico aereo senza controllo, tanto più con migliaia di piccoli mezzi in volo contemporaneamente. Il velivolo monoposto in sviluppo impiega motori elettrici e accumulatori ultraleggeri, è capace di decollare verticalmente come un elicottero e più che alla genia degli aeroplani appartiene a quella dei droni. Ma l'azienda non si ferma qui: Airbus sta infatti pensando anche a degli airbus passeggeri, mentre a metà dell'anno prossimo debutterà il progetto Skyways di Singapore, destinato al delivery aereo sull'ultimo chilometro. Non è detto che Amazon e & stiano fuori dal business, ma Airbus ha tutta l'intenzione di aprire questa nuova strada dei trasporti per conto proprio. Certo la sfida è davvero notevole. Siamo appena agli inizi della guida autonoma bidimensionale e concepire quella su tre dimensioni è ancora di là da venire. Nemmeno i veicoli spaziali ne sono forniti pur con i loro budget stellari. Ma la fida è lanciata. Ci aspetta un futuro da Pronipoti. O da Quinto Elemento per i più giovani.
26 ottobre 2016
Autonomous flying
Se dico Airbus probabilmente vi viene in mente il 380. O i 319 che fanno la spola tra le diverse città europee. Ma la società guarda avanti, molto avanti e mediante una partecipata della Silicon Valley, A3, ha sviluppato Vahana, un piano di mobilità aerea urbana che potrebbe debuttare dal 2020, con i primi voli dei velivolo elettrico autonomo già dal 2017. Ho scritto autonomo e qui sta la chiave di volta di tutto il progetto. Lo spazio aereo rimane infatti l'unica possibilità di sfuggire agli ingorghi permanenti che attanagliano e attanaglieranno in futuro le megalopoli del mondo. La migrazione verso i centri urbani è apparentemente irreversibile e con città da oltre 10 milioni di abitanti la mobilità terrestre diventa talmente congestionata da provocare danni sensibili all'economia. Il progetto Vahana si propone quindi di spostare "verso l'alto" il traffico, ma per far ciò in modo sicuro occorre una guida autonoma; non è possibile infatti concepire il traffico aereo senza controllo, tanto più con migliaia di piccoli mezzi in volo contemporaneamente. Il velivolo monoposto in sviluppo impiega motori elettrici e accumulatori ultraleggeri, è capace di decollare verticalmente come un elicottero e più che alla genia degli aeroplani appartiene a quella dei droni. Ma l'azienda non si ferma qui: Airbus sta infatti pensando anche a degli airbus passeggeri, mentre a metà dell'anno prossimo debutterà il progetto Skyways di Singapore, destinato al delivery aereo sull'ultimo chilometro. Non è detto che Amazon e & stiano fuori dal business, ma Airbus ha tutta l'intenzione di aprire questa nuova strada dei trasporti per conto proprio. Certo la sfida è davvero notevole. Siamo appena agli inizi della guida autonoma bidimensionale e concepire quella su tre dimensioni è ancora di là da venire. Nemmeno i veicoli spaziali ne sono forniti pur con i loro budget stellari. Ma la fida è lanciata. Ci aspetta un futuro da Pronipoti. O da Quinto Elemento per i più giovani.
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