23 gennaio 2013
Aiuto, in Europa pensano alle donne
Dal 21 dicembre scorso le donne pagano di più l’assicurazione auto. Già, perché la Corte di Giustizia europea con una delle sue granitiche sentenze ha stabilito come le differenze di tariffazione rientrino nell’ambito delle discriminazioni di genere; di qui l’obbligo per le compagnie di adeguare il tariffario e di non considerare più il genere sessuale come elemento per stabilire il premio nei nuovi contratti. Bravi, è così che si piantano dei paletti per la giustizia sociale. Lo sanno tutti che le donne sono più prudenti, che fanno meno incidenti, che sono in genere più attente alla guida. Logico dunque premiarle con un minor costo delle polizze. E invece no, diamogli addosso e non soltanto sull’assicurazione auto, ma pure sulle polizze vita e sanitarie. Le donne vivono più a lungo? Penalizziamole per questo insulto alla parità dei sessi. Sono strutturalmente più sane e robuste? Paghino anche per gli uomini malaticci. Stupisce sempre più quest’ansia degli organismi europei nell’adeguare livellando in basso le differenze tra i sessi e guarda caso, sempre a danno di quello femminile. Come per l’età pensionabile, recentemente innalzata pur a fronte del secolare impegno casa-famiglia-lavoro delle donne. Io appartengo al genere "premiato", quello che globalmente riscuote un vantaggio, ma di fronte a una palese ingiustizia "quanno ce vo', ce vo'". Un’ultima chicca, che la dice lunga su tutta la storia. Le compagnie disponevano dell’opzione di ridurre i premi delle polizze per gli uomini oppure di aumentarli per le donne. Pensate abbiano avuto il minimo dubbio?
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