02 agosto 2019

L'occulto della connessione





Non essere connessi oggi è visto come un vero e proprio handicap. Al di là della dipendenza vera e propria, quella che ti fa attraversare la strada senza guardare o, sull'altro versante, ti fa metter sotto qualcuno perché la chat conta di più, l'evoluzione dei sistemi che ci assistono nella vita quotidiana va verso l'integrazione sempre più spinta con il sistema di connessione reciproca. Si tratta di argomenti di primaria importanza: per esempio l'home banking sta passando in massa all'accesso tramite app sul cellulare e se non ce l'hai devi pagare di più, o addirittura rinunciare al servizio. E dato che l'auto resta un primario mezzo di trasporto (sorry per gli amministratori integralisti che ci affliggono, ma tant'è) l'accesso a internet in vettura dilaga. Ma, a dispetto di quanto vi possano prospettare alla concessionaria, it isn't for free, si paga. E si paga non solo per la scheda inserita sull'auto, ma anche per le interfacce utente. E' il caso di BMW, che per dotare di Apple CarPlay il mezzo chiede negli Usa 80 $ all'anno. Per ora è l'unica, gli altri costruttori non chiedono nulla. Ma è un pericoloso precedente, perché apre di fatto alla speculazione su un servizio che in realtà dovrebbe al limite essere pagato in quanto software e non come abbonamento. Tra gli yankee è probabile che la gran parte degli acquisti avvenga con leasing o comunque rateazioni, quindi gli 80 dollari spariscono nei bollettini. Ma visto dall'Europa, resta il fatto che con la dotazione sempre più generalizzata di Apple CarPlay e Android Auto anche sulle utilitarie low cost, in diversi potrebbero pensare a recuperare qualche margine di utile con il software. E non è sano come meccanismo evolutivo.

Una Mègane Fabergè









Parallelo da gioielliere per l'ultima versione della sportiva francese, che nella livrea RS Trophy-R è in vendita alla cifra stratosferica di 72.000 €. Sì, va bene, ne faranno solo 500; OK è la versione commemorativa del record al Ring del maggio scorso che ha spodestato la Honda Civic Type R dal podio. Ma settantaduemila euro sono davvero tanti per una derivata dall'auto di famiglia. Ovviamente al motore da 300 CV si associano particolari molto corsaioli come i cerchi alleggeriti da 19" e l'aerodinamica ottimizzata, con una riduzione di peso rispetto alle comuni RS che arriva a 130 kg. Le modifiche in effetti sono molte e costose, partire dal turbo con i cuscinetti ceramici per arrivare all'assetto da pista con ammortizzatori regolabili e al differenziale autobloccante meccanico. Nel frattempo la Tropy-R, che sarà in vendita prima di fine anno, ha stabilito un nuovo record, stavolta a Spa-Francorchamps, in occasione di una gara del campionato Formula Renault Eurocup. Sono certo che l'auto dia sensazioni forti e sincere e so che i tecnici Renault lavorano molto bene in questo campo, ma con 4.000 euro in più ti prendi una M3...

Alpina B7, l'ammiraglia supercar

















Velocità massima dichiarata dal costruttore: 330 km/h. Numeri da supercar, da vera GT pronta per demolire il record del Nürburgring. E invece no. E' una "semplice" berlina Serie 7 ipervitaminizzata da Alpina, il tuner ufficiale di Bmw. Si chiama B7 e sotto l'imponente carrozzeria dell'ammiraglia di Monaco (oltre 5 metri di lunghezza) si nasconde un'evoluzione curata dallo stesso preparatore del V8 di 4,4 litri da 600 CV e con cambio automatico a otto rapporti velocizzato nella gestione per garantire passaggi di marcia molto più rapidi. La trazione integrale xDrive è in pratica quella di serie, al pari del sistema a quattro ruote sterzanti. Accelerazione da 0 a 100 in circa 3,3 secondi. La vettura poggia su cerchi in lega Alpina da 20", optional quelli da 21". Nell'abitacolo ci sono rivestimenti in pelle pregiata griffati Alpina e una serie di badge distintivi. Il listino dell'Alpina B7 partirà da circa  135.000 euro, optional esclusi. A voi la scelta: o una villetta (piccola, è ovvio) in collina o una fiammante B7 per andare a cena dal vostro amico che al posto dell'Alpina ha acquistato la villetta....

01 agosto 2019

Monterey, l'asta delle meraviglie













Nel caso non abbiate ancora deciso cosa fare a ferragosto, autothrill vi rammenta che a partire da venerdì 16 si terrà a Monterey in California la consueta asta di Sotheby's, un appuntamento imperdibile per tutti i più ricchi collezionisti di auto del mondo. Una delle regine annunciate dell'edizione 2019 è questa meravigliosa Ford GT40 che vedete nelle immagini. E' l'ottavo dei 12 esemplari realizzati dalla Casa americana, oltre che il primo dei cinque roadster costruiti. Le stime calcolano che questa vettura verrà battuta tra i 7 e i 9 milioni di dollari. Ovviamente questa GT Roadster telaio numero GT/108 ha una bella storia alle spalle. Uscita dalla fabbrica nel marzo del 1965 venne quasi subito spedita in California per entrare nel garage di Carroll Shelby (un autentico mito dell'automobilismo a stelle e strisce) che la curò amorevolmente per moltissimi anni.



Per la cronaca la vettura più cara mai battuta nella storia delle aste è, guardacaso, una Ferrari. E' successo lo scorso anno sempre a Monterey quando una 250 GTO del 1962 è passata di mano per la modica cifra di 48.405.000 dollari. Chi l'ha acquistata? Mistero...

La prossima sportiva di Honda









Sono certo che lo sappiate già: Acura è la Honda America e storicamente ha fatto da battistrada a molte primizie del marchio. E' stato così per la NSX, oggetto di un  lancio che per durata compete con quello della Range Evoque, e la storia potrebbe ripetersi con la Type S Concept, della quale Honda ha diffuso un teaser e la cui presentazione è prevista alla Monterey Car Week che si tiene nella omonima località californiana a partire dall'11 agosto. Si tratta di un'auto di dimensioni medie della serie TL di Acura, il modello che costituisce in pratica la Accord per gli States e che in questa versione sportiva vorrebbe andare a competere con BMW M 340i e Audi S4. Berlina a 4 porte con brio, quindi, con il cofano che nasconde un V6 turbo derivato dalla NSX, 4 scarichi, estrattore e spoiler. Dalle nostre parti Honda ha mollato il colpo da tempo su questo segmento ma, come spesso accade, il mercato Usa anticipa le tendenze europee e da un po' la domanda di Suv da quelle parti ha mostrato qualche cedimento, con gli accenni di un ritorno di fiamma per le carrozzerie più tradizionali. Mai dire mai, quindi, anche se prima delle cattive sarebbe meglio pensare alle auto da famiglia.

Aston Martin va in rosso





In questo quasi primo quarto di nuovo millennio all'insegna della crisi permanente, è opinione comune che in campo automotive le uniche Case immuni al virus siano ancora quelle che producono prodotti di lusso. Lo prova in teoria la pletora di supercar e ipercar presentate a ritmo continuo, che pare riescano a integrare la trazione elettrica in un modello di business ancora vincente. Il termine pare è però d'obbligo, perché qualcosa anche in quel settore inizia a scricchiolare. Aston Martin, marchio di  altissimo prestigio con una produzione che spazia dalla nautica Lagonda (la coda sembra quella di un gozzo) alla ipercar Valkyrie, ha i conti in rosso. L'ultimo report semestrale evidenzia infatti un deficit pre-tax di 78,88 milioni di sterline, pari a 86,5 milioni di euro, dovuto, secondo l'ad Palmer, quello critico sulle attuali tendenze del mondo auto, al calo della domanda concentrato in Europa, Medio Oriente e Africa, ma avvertibile anche in Usa. La Lagonda è quella che fa registrare la peggior performance, con un calo attorno al 75% nelle vendite, ma la caduta e generalizzata e mette addirittura in crisi il futuro dello stabilimento di St Anthon nel Galles, quello destinato a produrre le Suv DBX che rappresentano il futuro del marchio in linea con le più aggiornate richieste del mercato. Crisi annunciata dunque per il marchio di proprietà Bonomi, che paga con le sue piccole dimensioni la difficoltà a reperire i capitali richiesti per il passaggio epocale che si annuncia per ogni brand. E la Brexit non aiuta, checchè ne dicano gli ottimisti a oltranza.

Mercedes: l'ultimo restyling della smart





In Germania circolano le foto pressoché definitive delle smart restyling che debutteranno al Salone di Francoforte e entreranno nelle vetrine delle concessionarie entro la fine dell'anno. Definitivamente abbandonate le opzioni con motori a benzine, le prossime smart saranno vendute solo nella configurazione elettrica EQ. E' presumibile quindi che al di là degli interventi estetici, il lavoro si sia concentrato su propulsore e batterie. Nel primo caso dovremmo attenderci un sensibile aumento della potenza (ora eroga 82 CV), mentre l'evoluzione delle batterie ha come scopo una maggiore autonomia, fino ad ora uno dei punti deboli delle smart EQ. Autonomia che, a quanto si dice, salirà dagli attuali 100-120 km a 200 km. Modifiche anche al sistema di infotainment e all'elettronica di bordo. Questo sarà l'ultimo restyling di Mercedes sulla smart: in futuro la "palla" passerà ai cinesi della Geely (ora azionisti al 50%) che acquisiranno il marchio e si preoccuperanno della progettazione e della costruzione delle smart di domani. Ovviamente in Cina.

Stop alla 718 Bev

Porsche è alle prese con il confine tra purezza tecnica, sostenibilità e guadagno. Ne farà le spese la 718 elettrica? Il marchio tedesco sta...