06 febbraio 2019

La seconda Lagonda





A Ginevra il rinato marchio Lagonda, owned by Aston Martin, presenta il suo secondo modello: dopo la Vision dell'anno scorso ecco ora una Suv di segmento elevato che intende porsi a confronto con la Rolls Royce Cullinan. La struttura della nuova auto è strettamente collegata a quella della precedente berlina, che sfoggiava il massimo della tecnologia elettrica con ricarica ultrarapida wireless in soli 15 minuti (siii, cerrrto...) e autonomia di 644 km. L'auto avrà anche la possibilità di guida automatica a livello 4, mentre la potenza del motore non è stata divulgata. Dall'oscuro teaser si percepisce una certa aggressività stilistica con un look basso e acquattato per una all terrain, oltre alla presenza di telecamere al posto dei retrovisori esterni. Tra un mesetto dal vivo.

05 febbraio 2019

As time goes by...



















Ve lo ricordate lo Chevrolet Blazer? Era uno dei Suv più rappresentativi di quello stile americano tosto e massiccio, un veicolone che dava già nell'impatto visivo l'idea della sua inarrestabilità. Ma i tempi cambiano e, pare, anche i gusti degli automobilisti Usa. Così il Blazer 2019 è assolutamente irriconoscibile, sembra un qualunque Suv giapponese o coreano. Sì, certo, l'attitudine off road è stata parecchio calmierata nel corso degli anni a favore di comfort e spazio a bordo, ma a guardarlo sembra davvero che GM abbia perso lo spirito yankee senza trovare un rimpiazzo adeguato. Mutazioni epocali che lasciano solo presagire quello che sarà la GM dei prossimi anni, nel filone di quei cambiamenti ispirati da Mary Barra che tanto infastidiscono the donald.

Fatevi un giro sulla BT62







Che David Brabham abbia doti di costruttore che si rifanno al Dna del padre Jack era già assodato. La BT62 presentata l'anno scorso e omologata soltanto per l'uso su pista è infatti splendida e con tutti i numeri giusti per gratificare adeguatamente i 70 fortunati acquirenti che hanno sborsato (e sborseranno, visto che il target costruttivo non è ancora stato raggiunto) il milione e 300mila dollari (americani, non australiani) richiesti per l'acquisto. Ora però David ha ripensato alla scelta iniziale e omologato un kit che per 160.000 $ consente anche l'uso stradale della BT62, senza alcuna penalizzazione prestazionale. E per riaccendere i riflettori sulla sua ultrasportiva (che a dire il vero ha un frontale un po' Lambo, no?) ha chiesto a Luke Youlden, pilota del campionato Aussie Endurance, di fare un giretto sul circuito Mount Panorama a di Bathurst, New South Wales, Australia. Risultato, un tempo non ufficiale di 1:58:69, mica male se pensate che il record della pista è detenuto con 1:48:88 dalla McLaren MP3-23 di F1 del 2011. Beh il video è notevole e anche se c'è una lieve perdita di potenza dell'auto all'inizio la sensazione complessiva è decisamente racing. Come decisamente invidio i proprietari.

04 febbraio 2019

L'X-Trail lascia Sunderland





Il 29 marzo di avvicina e non sembra ci siano all'orizzonte soluzioni condivise per l'abbandono della UE da parte della Gran Bretagna. Allo stato l'alternativa è tra hard brexit e no deal brexit, a seconda di quale delle due parti farà la mossa più decisa verso il distacco; in entrambi i casi le ripercussioni saranno comunque pesanti, tanto da essere causa potenziale di fallimento per numerose società basate sull'isola. E' il caso di easyJet, che senza un accordo non potrebbe più volare sull'Europa, ma d'altro canto anche di tutte le compagnie continentali, che in assenza di accordi commerciali singoli (che richiedono comunque mesi di trattative) non potrebbero più operare. I primi concreti contraccolpi arrivano però dal mondo auto. Nissan ha deciso di riportare in Giappone la costruzione della X-Trail. Certo, un modello che vende meno di Juke, Qashqai e Leaf ancora prodotte a Sunderland, ma un segnale preciso per i governanti brit, che se non si danno una mossa rischieranno una migrazione tanto rapida quanto di massa delle diverse Case, unanimemente preoccupate per i quasi certi dazi e per le lungaggini doganali che diventerebbro di colpo quelle applicate ai paesi extracomunitari privi di accordi commerciali. C'è chi dice che il contraccolpo sarebbe pesante anche per la UE. Certo è possibile che singole aziende si trovino in serie difficoltà, ma nel numero e nella distribuzione delle stesse sul territorio europeo c'è anche la possibilità di trovare risorse alternative, cosa ovviamente impossibile per Albione, che se sperava in un sostegno Usa ha fatto un altro passo falso. Il 2019 inizia con grandi cambiamenti, ma speriamo che le frontiere restino aperte.

Per la TVR la Brexit sarebbe un bene





Costruire auto non è cosa da tutti, soprattutto guadagnandoci. Le stringenti regole che vincolano le Case sono infatti piuttostosto onerose, in particolare quelle stabilite dalla UE per le aziende partecipate dallo stato. A fine novembre TVR, il mitico marchio brit rinato a cura del magnate dei videogiochi Les Edgar dopo la chiusura del 2006, aveva annunciato un ritardo nell'allestimento della sede produttiva gallese, promettendo comunque (ipotizzando forse è più adatto) una startup a marzo 2019. La Brexit gioverebbe all'azienda, perché le regole interne della Gran Bretagna relative alla costruzione di auto sono piuttosto flessibili. Al contrario lo sono assai meno quelle della UE, tali da implicare una mole di documentazioni e omologazioni costose e difficili da ottenere, specie, come dicevo se le società sono partecipate. Nel caso specifico, il governo gallese, per incrementare lo sviluppo e l'occupazione ha acquisito una quota di TVR pari al 3% del capitale, con un esborso di circa 530.000 sterline. Ciò fa però formalmente della rinata azienda una società a partecipazione statale. E ha provocato un notevole ritardo nell'allestimento della produzione, che dev'essere prima autorizzata seguendo le regole UE. Attualmente le pratiche sono in corso e il mercato dovrà ancora attendere per gustarsi le prime Griffith, fermo restando il target di produzione attorno alle 2.000 auto all'anno. Ricordo che la Griffith è la prima auto realizzata in (piccola) serie secondo il sistema produttivo iStream in carbonio di Gordon Murray, sinora applicato solo a un prototipo Yamaha. Il peso poco sopra i 1.200 kg e il motore Ford V8 di 5 litri elaborato dalla Cosworth con potenza attorno ai 500 CV dovrebbero garantirle prestazioni adeguate alla fama del marchio.

01 febbraio 2019

Fiat lascia l'India





I nodi di FCA cominciano ad arrivare al pettine e il destino dei marchi del gruppo sui diversi mercati è oggetto di profonda revisione. E' il caso dell'India, sulla cui piazza il brand Fiat è presente con modelli derivati da Grande Punto e Linea, dove presto il marchio sarà ritirato in favore di quello Jeep. Le sei auto del brand ex-italiano attualmente in listino infatti hanno fatto registrare l'anno scorso i peggiori dati di vendita del mercato, mentre al contrario l'interesse per la Jeep Compass è in crescita. L'evoluzione delle norme anti-inquinamento è poi inesorabile anche nel Subcontinente e per adeguarsi a esse Fiat dovrebbe investire una cifra attorno a Rs 43.000 crore, pari a oltre 5 miliardi di euro, decisamente astronomica e non motivata dall'andamento economico attuale. Altro capitolo di entrate che va a esaurirsi riguarda la fornitura dei motori 1.3 Multijet a Maruti e Tata, che presto avrà termine sempre a causa delle nuove norme sull'ambiente, mentre esiste pure la necessità di disfarsi rapidamente dello stock di modelli privi di ABS, dato che dal prossimo 1° aprile anche in India ogni vettura che ne sia priva non potrà più essere immatricolata.

Il futuro delle Toyobaru









L'alleanza produttiva di Toyota e Subaru si estrinseca in un unico prodotto, quella GT86/BRZ che rappresenta per la prima una sportiva di media gamma e per la seconda l'unica coupé in listino. Il lancio della nuova Supra, però, prevista (per ora solo sul mercato giapponese) anche con un motore 2 litri, potrebbe far cambiare idea a Toyota, che secondo alcuni rumors, avrebbe in canna anche la riedizione di un'altro modello storico, la MR2. D'altro canto anche per Subaru si è parlato di una nuova sportiva a motore centrale, architettura che pensionerebbe di fatto scocca e sistema di trazione della BRZ. Il fatto che Toyota possieda l'8,7% del capitale azionario del marchio delle Pleiadi non ha comunque influenza sulle scelte tecnica della seconda, che si trova però nella condizione di dover rinnovare profondamente la propria gamma per ottemperare alle più recenti normative anti-inquinamento, introducendo unità motrici di nuova progettazione al posto delle attuali assai vetuste. Il paragone tra i due gruppi è d'altronde stridente, perché se il gigante jap è in grado di affrontare i grandi investimenti necessari alla messa in produzione di una nuova unità, Subaru, nonostante i buoni risultati sul mercato Usa, avrebbe certo maggiori difficoltà. La coupé duale resta quindi sul mercato solo e soltanto nell'attuale duplice ottica produttiva; se uno dei due molla anche l'altro dovrà chiudere la linea. Ne consegue che l'esistenza della vettura sia in bilico e il suo futuro dipenderà dalle scelte strategiche di questo inizio d'anno, anche perché i dati di vendita sono ben al di sotto della profittabilità per entrambi i marchi, comprendendo anche quello Usa Scion. In un mercato in generale contrazione, i modelli di nicchia vanno calibrati con attenzione evitando sovrapposizioni; il 2019 potrebbe segnare perciò il de profundis per una joint venture che non è mai andata oltre l'afflato iniziale. 

Stop alla 718 Bev

Porsche è alle prese con il confine tra purezza tecnica, sostenibilità e guadagno. Ne farà le spese la 718 elettrica? Il marchio tedesco sta...