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15 gennaio 2013
L'auto USA riparte
I commenti da Detroit sono tutti entusiastici. Di là dell'Atlantico i tempi duri (quantomeno nel settore auto) sono un retaggio del passato, tanto che i livelli di mercato 2012 sono tornati a valori pre-crisi. Bene siamo tutti molto contenti, davvero. Ma corre l'obbligo di un'obiezione da disincantati, basata soprattutto sul tipo di prodotti presentati al salone del Michigan, che a dispetto della tecnologia e delle innovazioni cui ci avevano comunque abituati le grigie esposizioni degli anni scorsi, sono del tutto tornati al più puro criterio yankee, ergo cc, CV e dimensioni maxi, vedi Chevrolet Corvette Sting Ray e GMC Sierra. Dicevamo: siamo sicuri che la crisi sia davvero passata, anche solo negli USA? Gli indicatori economici direbbero di no. L'America è sempre sul ciglio del fiscal cliff e non mi pare che tra democratici e repubblicani abbiano trovato una soluzione. Anche la situazione delle fonti energetiche è sempre la stessa; non è stata scoperta un'alternativa al petrolio e quello che c'è quota sempre attorno ai 100 dollari barile, per non parlare dell'europeo Brent, sensibilmente più caro. Insomma non basta guardarsi attorno nella calma dell'occhio del ciclone per dirsi fuori dall'uragano e gli USA ci sono ancora dentro, nel turbine intendo. Per carità, tutti vogliamo che l'industria dell'auto si riprenda, troppo dell'economia è legato ad essa. Ma non possiamo nemmeno dimenticare che l'abitat sociale è cambiato definitivamente, che il ruolo dell'auto non è più lo stesso degli anni '50 e che il rapporto con l'abiente richiede scelte più coraggiose. E non è il "me ne frego" che emerge da Detroit con i suoi motori mega e le dimensioni extra la soluzione, nemmeno a breve termine.
07 agosto 2012
Visibilità non fa rima con affidabilità...
Ma siamo proprio sicuri che basti essere un personaggio di cronaca per avere successo? A vedere il sondaggio di Facile.it potremmro avere grosse sorprese. La ricerca sul web è stata effettuata su un campione di oltre 1000 automobilisti per scoprire quali dei vip più oggetto di interesse da parte della stampa faccia più presa sul "profondo" della popolazione, tanto da riscuotere una fiducia sufficiente in chi lo ascolta da comprare una vettura usata fidandosi del suo giudizio e della sua parola.
Bene, Balotelli, il nostro calciatore top, raccoglie il 21,7% dei pareri negativi, seguito da Vittorio Sgarbi con il 20,9% e da Mario Monti con il 16,7%; decima la Pellegrini, con lo 0,8%.
Sull'altro versante quello dei consiglieri affidabili, stanno invece Cesare Prandelli, CT della nazionale, 19,4%, Luca Cordero di Montezemolo, 16,5% e Giovanni Floris (Ballarò ), 14,1%. Al quarto posto Valentina Vezzali, 11,2%. Da valutare, infine, che in entrambi i casi le percentuali non arrivino mai nemmeno a lambire un terzo degli intervistati, prova che gli italiani, in fondo, se si parla di soldi non si fidano di nessuno.
Saab fa causa a GM
AZIONE LEGALE NEI CONFRONTI DEL COLOSSO DI DETROIT
Saab e Spyker, quest'ultima a suo tempo proprietaria del marchio svedese, hanno intentato causa alla General Motors per 3 miliardi dollari a seguito del suo presunto comportamento scorretto, che ha di fatto impedito il salvataggio dell'azienda per mano del gruppo di investitori cinesi capitanato dal gruppo Youngman che, ricordo, nel dicembre 2011 aveva pronto un piano di rilancio basato sulla nuova piattaforma Phoenix. In base al piano, le future 9-3 e 9-5 sarebbero state prodotte senza più ricorrere ai pianali Opel e avrebbero fatto la loro comparsa sul mercato interno cinese. Proprio quello che, secondo il ricorso presentato, la GM ha voluto evitare in ogni modo, mettendo in atto una serie di misure e facendo pressioni su Youngman, anche ricorrendo a menzogne (citiamo), allo scopo di eliminare quella che sarebbe stata una scomoda concorrente. Il portavoce GM ha dichiarato lo stupore dell'azienda, riservandosi ulteriori commenti quando l'azione legale prenderà corpo.
Saab e Spyker, quest'ultima a suo tempo proprietaria del marchio svedese, hanno intentato causa alla General Motors per 3 miliardi dollari a seguito del suo presunto comportamento scorretto, che ha di fatto impedito il salvataggio dell'azienda per mano del gruppo di investitori cinesi capitanato dal gruppo Youngman che, ricordo, nel dicembre 2011 aveva pronto un piano di rilancio basato sulla nuova piattaforma Phoenix. In base al piano, le future 9-3 e 9-5 sarebbero state prodotte senza più ricorrere ai pianali Opel e avrebbero fatto la loro comparsa sul mercato interno cinese. Proprio quello che, secondo il ricorso presentato, la GM ha voluto evitare in ogni modo, mettendo in atto una serie di misure e facendo pressioni su Youngman, anche ricorrendo a menzogne (citiamo), allo scopo di eliminare quella che sarebbe stata una scomoda concorrente. Il portavoce GM ha dichiarato lo stupore dell'azienda, riservandosi ulteriori commenti quando l'azione legale prenderà corpo.
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