Soluzioni miracolose che non raggiungono mai il mercato; ora tocca ai supercondensatori al grafene. Ma il confronto con i combustibili è sempre arduo.
Le Bev resteranno un cul de sac nella storia dell'automobile. E non certo per il motore elettrico, senza dubbio il migliore per la trazione, ma per l'autonomia garantita dagli accumulatori, che non può prescindere dal constrasto stridente con i combustibili: 9.600 Wh/l la benzina, 10.300 il gasolio. Con il litio i migliori prodotti arrivano a 300 Wh/l, meno di 1/30, e anche con le tanto romanzate batterie allo stato solido non è detto si superino i 500 W/l.
Per tentare un'altra via, in Europa, Cina, Usa e India è in corso una sfida per realizzare supercondensatori a grafene, prodotti in grado di ricaricarsi in pochi secondi e resistere a centinaia di migliaia di cicli senza degrado significativo. Purtroppo il confronto con il litio resta però netto: i supercondensatori, anche al grafene, offrono sì densità di potenza enormemente superiore (fino a 10-15 kW/kg contro 1-2 kW/kg delle Li-ion), consentendo erogazioni istantanee e ricariche rapidissime. Ma la loro densità energetica media resta molto più bassa (tipicamente 5-20 Wh/kg contro 150-250 Wh/kg delle migliori batterie); per ottenere la stessa energia servirebbero quindi pacchi di supercondensatori molto più pesanti delle batterie.L'unico utilizzo oggi ipotizzabile è come complemento nei sistemi ibridi, dove le correnti erogabili sono molto maggiori di quelle degli accumulatori.
Nemmeno il grafene, insomma, è la pietra filosofale dell’accumulo energetico e i combustibili restano sempre in vetta alla classifica.



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