La scomparsa del segmento A è la conseguenza di scelte industriali legate a costi e norme UE. Una riedizione delle city car è possibile ?
Il costo crescente della conformità normativa riguardo sicurezza, procedure di omologazione e obiettivi CO₂ ha trasformato quelli che un tempo erano i modelli di ingresso alla gamma in prodotti non più sostenibili per i bilanci delle Case. I costi fissi gravano molto di più su vetture di piccola taglia rispetto a Suv o berline e i margini ristretti non consentono di assorbire gli investimenti necessari.
Le Case hanno risposto quindi ritirando i modelli non profittevoli e riallocando risorse verso segmenti più remunerativi. Allo stesso tempo, senza piattaforme dedicate e volumi elevati è difficile tenere il prezzo delle Bev a livelli popolari. Il risultato è un mercato europeo con poche proposte in ambito citycar, segmento in cui molte attuali offerte sono in realtà quadricicli o microvetture elettriche.
La reazione istituzionale e industriale è però in movimento. Così mentre a Bruxelles si discute la creazione di una nuova categoria per piccole Bev con requisiti normativi meno stringenti (!!??), alleanze industriali recenti puntano a colmare il vuoto. Ne è esempio la recente partnership Ford-Renault sulle piattaforme compatte.
Quanto alla effettiva possibilità di acquisto su larga scala, vale a dire la fascia di prezzo sotto i 15.000 euro, oggi in Europa gran parte di queste offerte è legata a quadricicli o rari modelli ultraeconomici supportati da incentivi.
I veicoli cinesi economici sul listino domestico esistono, ma la loro importazione su scala europea si scontra con dazi, adeguamenti normativi e costi logistici che ne spostano spesso il prezzo oltre la soglia dei 15K.
Dunque il segmento A è sparito per una combinazione di regole, costi e priorità industriali, ma soprattutto per la criminalizzazione dei motori a combustione. Oltre al prezzo accessibile, le citycar avevano dalla loro anche un consumo assai basso; le piccole Diesel, in particolare, mostravano percorrenze da motociclo. Oggi un ritorno possibile passa quindi da deroghe politiche o dalla diffusione urbana delle Bev, in prospettiva futura unico ambiente logico e vantaggioso per questi veicoli.
Ma solo se lo scoglio della rete di ricarica sarà superato.



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