01 dicembre 2025

Consegne robotiche crescono

DoorDash, la piattaforma Usa di delivery attiva dal 2013, introduce una fotta di piccoli robot per accelerare le consegne locali.

Il Vecchio Continente appare sempre più vecchio guardando a come la vita pratica evolve nel resto del mondo. E se ci concentriamo sul delivery e sull'Italia, il confonto è ancora più stridente: mentre noi abbiamo ancora schiavi riders a popolare le strade, in Giappone e in Usa le consegne sono ormai orientate verso la robotica.
Doordash, diffusa piattaforma americana, ha introdotto Dot, un nuovo robot per le consegne locali. Compatto, meno di 1,5 m di altezza e circa uno di larghezza, combina otto videocamere, LiDAR e radar e una videocamera nel vano merci; tutto pensato per (in futuro) interagire con l’utente. DoorDash decide ordine per ordine se inviare corrieri umani oppure il robot.

Rispetto ai leader del settore, Dot è un ibrido: i robot di Starship sono ottimizzati per i marciapiedi, a bassa velocità e raggio limitato (forti su campus e quartieri a bassa densità), mentre Nuro progetta veicoli stradali più vicini a piccoli van per carichi maggiori e percorsi su strada. Serve Robotics opera poi con partnership urbane per soluzioni da marciapiede integrate a reti di consegna più ampie. Dot tenta di unire quindi l'agilità sulle brevi tratte alla velocità stradale, offrendo una copertura potenzialmente più ampia e consegne più veloci.

Le criticità di tradurre queste soluzioni anche in ambito nostrano restano però sostanziali. La navigazione urbana è complessa e l'interazione con tutto ciò che è presente su strada rende difficile la standardizzazione dell’autonomia dei veicoli. L’accesso fino alla porta di casa è poi spesso una chimera; scale, ascensori e ingressi stretti ostacolano infatti la consegna completa. C'è poi la questione del vandalismo, dei furti e degli atti di sabotaggio (vedi bici in share) che mette a rischio investimenti abbastanza consistenti per gli attori. 
Sul piano normativo leggi e permessi variano poi di molto tra giurisdizioni, mentre limiti di velocità, responsabilità e regole sui marciapiedi sono spesso assenti o frammentate. Infine, l’intero cluster dipende da infrastrutture di supporto (stazioni di ricarica, manutenzione, operatori remoti) che incidono sui costi operativi.  


In definitiva Dot è un altro esempio di quanto l'Europa sia diversa e ancorata tuttora a logiche sorpassate o inutili riguardo la mobilità. I problemi sociali e la concentrazione su tematiche ambientali ampiamente controverse ci impediscono infatti di accedere ai vantaggi di soluzioni innovative che potrebbero impattare favorevolmente sul tessuto urbano. Ma delle nostre parti la melassa regolatoria è l'unica attività fiorente e non vedo cambiamenti nel prossimo futuro.

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