C'è un limite al condizionamento delle scelte oppure conta solo lo scopo? E chi valuta la liceità dello scopo?
Viviamo in un mondo dove si fa sempre più ricorso a pretesi interessi superiori per modificare ritmi e libertà della popolazione. L'ambiente, la pace, l'economia, sono citati a seconda del tema interessato per giustificare imposizioni che hanno connotazioni sempre più religiose nella dinamica, ma guarda caso sono funzionali alla lobby di turno per promuovere i propri interessi.
Sappiamo tutti come la ricarica sia il punto debole del mondo elettrico, tanto dal punto di vista degli utilizzatori quanto da quello di chi fornisce l'energia. E proprio in virtù di questi ultimi il Toyota Research Institute (TRI) sta sperimentando un’app chiamata ChargeMinder che usa i dati di guida per suggerire quando ricaricare i veicoli elettrificati.
L’obiettivo dichiarato è di spostare i comportamenti verso momenti di maggiore disponibilità di energia rinnovabile, di fatto aiutare le compagnie elettriche a sfruttare al meglio gli impianti senza però retrocedere alcun vantaggio agli utilizzatori.
Secondo Gill Pratt, ad del TRI, la tecnologia va affiancata a interventi comportamentali, leggi occorre far sì che le persone scelgano di usare le auto nel modo più conveniente. Il problema è per chi lo sia. ChargeMinder è testata negli Stati Uniti e in Giappone dall’unità “Human-Centered AI” del TRI. I risultati preliminari parlano di un aumento del 10% della ricarica tra i guidatori PHEV negli USA e, in Giappone, di uno spostamento delle sessioni di ricarica verso le ore con maggiore generazione rinnovabile del 59%, pari a quasi 30 minuti in più di ricarica diurna per veicolo al giorno.
Faccio notare che la logica stringente della vita quaotidiana fa sì che la ricarica ideale avvenga di notte e non sottraendo tempo utile agli impegni diurni. In ogni caso l’app ChargeMinder invia promemoria, propone meccaniche di gamification (streaks, riepiloghi, messaggi incoraggianti) e quiz educativi pensati per favorire (ergo condizionare) abitudini virtuose.
Dietro queste funzionalità c’è però un intenso trattamento dati: ChargeMinder raccoglie telemetria del veicolo e informazioni sui punti di ricarica, promettendo l’anonimizzazione. È un fatto però che già molte Case condividano dati con assicurazioni e terze parti, spesso per adeguare premi e tariffe. Questo solleva dubbi sulla privacy e sul rischio che la raccolta sistematica di informazioni diventi leva commerciale o di controllo.
Altri problemi riguardano efficacia e accettazione del sistema; le auto moderne già bombardano l’utente con avvisi e allarmi che molti trovano distraenti o irritanti, inducendo così fenomeni di tuning out che finiscono per sortire l'effetto opposto.
La normalizzazione della sorveglianza e del conditioning comportamentale introduce oggi un problema etico e politico e occorrono al più presto valutazioni indipendenti sulla sua reale necessità.


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