Tutto evolve, ma in genere resta la radice di ciò che ne ha determinato la creazione. Oggi però l'automobile vira verso una realtà che non le appartiene.
Sulla crisi dell'automotive è stato scritto di tutto, dalla cause macroeconomiche alla svolta verde. Ma al di sotto dei problemi più manifesti si intravede un cambio di paradigma che allontana il prodotto auto da ciò che ne ha determinato la nascita.
E alla radice della sofferenza delle Case occidentali, in particolare quelle europee, c'è proprio la difficoltà o meglio la resistenza ad abbracciare quel cambiamento che snatura completamente il prodotto.
La produzione delle auto di qua dell'Atlantico è incentrata su un oggetto meccanico dotato di un propulsore che ha il compito di spostare nello spazio terrestre gli occupanti. Tutta l'elettronica possibile e immaginabile, autonomia compresa, è di supporto a tale funzione principale. Le cose sono cambiate, quindi, ma restano i concetti iniziali alla base della logica del prodotto.
Le auto cinesi o quelle americane di ultima generazione partono invece da un altro concetto. Non si costruisce più quindi un oggetto meccanico fornito di elettronica più o meno avanzata, ma un computer fornito di ruote.
Ecco la differenza fondamentale, che si riflette nella tipologia delle nuove aziende che si affacciano all'automotive, molte delle quali provengono dal settore dell'elettronica di consumo. L'auto non deve più portare da A a B, non deve dare sensazioni più o meno forti, deve rappresentare principalmente un supporto operativo mobile alla vita di chi la usa.
Ma è proprio su questo concetto che parte la deriva. L'avanzata tecnologica, l'intelligenza artificiale, in particolare, sono nate come supporto alla popolazione, quantomeno nei claim. Nella realtà si vede invece sempre più come servano a spremere ancor più i singoli, costringendoli a ritmi incompatibili con il diritto alla felicità, concetto che forse così retorico non è.
Se l'auto diventa un internet point viaggiante non ci sarà più nemmeno un luogo dove non si sia reperibili, operativi. Le vetture saranno né più né meno che l'altro ambito di una società che restringe sempre più gli spazi vitali, stabilendo regole imposte dall'alto.
Niente più violazioni del codice con la guida autonoma, nessun brivido nella guida. Solo un grigio movimento ossequiente ai comandi della AI, magari coadiuvato dai video di qualche social da guerra ibrida per abituarci a pensare meno.
Si possono fare svariate ipotesi su cosa spinga l'affermazione di questa rivoluzione involutiva, ma allo stato la realtà è che le industrie europee sono fuori dai giochi e che tra un decennio parecchie potrebbero addirittura scomparire.
Se questo concetto si affermerà, le automobili avranno perso definitivamente la loro anima, trascinandosi però dietro chi le usa come il pifferaio di Hamelin. E tutto ciò che ha a che fare con la bellezza di un viaggio, con le sensazioni della scoperta, con il brivido delle prestazioni se andrà.
Per lasciare il posto a un efficiente elettrodomestico che segue le regole e che con ogni probabilità non sarà nemmeno tuo, ma che userai in sharing.
Ordinati, mediamente efficienti e innoqui.






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