17 dicembre 2014

Renault torna al due tempi



Merce rara il due tempi. Questo ciclo di funzionamento è infatti all'angolo ovunque, tranne nei fuoribordo e nelle motoslitte, applicazioni dove conta più la leggerezza dell'osservanza alle norme anti-inquinamento. Tutto questo, però sinora. Già, perché Renault ha in serbo per il futuro qualcosa di nuovo a questo riguardo. Si tratta di un Diesel bicilidrico di 730 cm3 che riduce di 40 kg il peso rispetto a un 4 cilindri millecinque di pari potenza e che promette rendimenti teorici altissimi, ergo consumi altrettanto bassi. Il progetto POWERFUL, acronimo di POWERtrain for Future Light-duty vehicles, cioè gruppo motore per veicoli leggeri, intende dare vita  a una famiglia di piccoli propulsori adatti a piccole auto destinate alla marcia in ambito urbano; la meta è il raggiungimento di consumi molto bassi e di minori costi di produzione, ma la strada è ancora tutta in salita. Il due tempi, infatti, se dal punto di vista teorico offre il raddoppio della potenza specifica rispetto a un 4 tempi, all'atto pratico ha notevoli svantaggi, quali la difficoltà dell'iniezione, che deve avvenire in tempi rapidissimi, il forte attrito tra il pistone e la canna del cilindro, dovuto al mantello più lungo, e una durata inferiore legata al maggiore stato di sforzo dei componenti meccanici. Il prototipo Renault eroga una potenza da 48 a 68 CV a 4.000 giri, con coppia massima da 112 a 145 Nm a 1.500, ma per fare ciò impiega un turbo e un compressore volumetrico (senza non partirebbe); certo ha due cilindri in meno ma non è che si possa definire un portento di semplicità. Negli anni '60 l'Alfa Romeo aveva in listino un furgone, il Romeo 2, che era disponibile anche con un bicilindrico a due tempi, basato sulla tecnologia Junkers con due cilindri e quattro pistoni. Era rumorosissimo e aveva la potenza di un ciclomotore. Speriamo i francesi facciano meglio.

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